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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   200 capitolo settimo.
   città in quell'isola « Palerius, Palermum construxit; Missinus, Missinam; Brundius, Brundusium ; Siculus , Siciliana, quae toti provinciae nomen dedit ». Paride passò poi nel continente, e quivi pure furono molte le città ch'ebbero origine dai suoi compagni, i quali passarono quindi anche « in Alamanniam », ed ivi costruirono « Co-lonus, Coloniam; Magantius, Magantiam ; Gallus , Galliam, quae toti illi contratae nomen dedit ». Antenore costruì Padova; Veneto, Venezia; Aquilo, Aquileja, e via discorrendo. Milano, la patria dello scrittore, risale ad un'antichità molto pi 1 remota; essa fu fondata 932 anni prima di Roma, 355 anni prima della distruzione di Troja, da un « quidam magnus Princeps nomine Subres, Hebraeus sive Judaeus genere, ablaticus Noe »; e fu poi ridotta a civili costumi da Saturno, il quale < propt.er ista merita inter Deos relatus est » (1). Non ci voleva meno di questo per sodisfare l'orgoglio cittadino; come per sodisfare l'ira di parte, si immaginava l'odiata Lodi popolata dai pirati vinti da Pompeo (2).
   Queste favole non si spensero collo svolgersi della letteratura volgare, anzi s rafforzarono, si estesero, ognuna di esse andò prendendo una forma e quasi un organismo suo proprio. Non occorre che noi ricordiamo ciò che delle origini di Firenze scrissero il Malespini ed il Villani, come di altre città, altri cronisti (3). Ciò sta a dimostrare un nuovo vincolo tra la letteratura italiana e le trad.ziom classiche; le quali dunque non che attenuarsi, acquistarono anzi maggiore intensità, quando il pensiero italiano si affermò nella nuova lingua che sorgeva a grado letterario. Il che è per noi importantissimo, per valutare l'influenza che ebbero sulla nascente letteratura italiana le idee del cristianesimo.
   Esaminiamo la cosa un poco più da vicino. A noi non apparisce che il misticismo cristiano mettesse mai in Italia profonde radici. San Benedetto trovò , come è noto, sui monti della Campania, gente che sacrificava ancora a Venere e ad Apollo. Queste vecchio divinità non sono mai uscite interamente dal cuore degli italiani. San Benedetto istesso fondò un monachismo contrario alla ignavia contemplativa (4),
   (1) Cf. col. 543-44-45-46.
   {fi).... « Magnus Pompejus por longa ab ipsius Civitatis Laudensis constructione tempora, gentem Pyraticam, quae maris insulas praedabatur, in civitatem Laudensem immi-sit____ A qua gente scelerata, Scelera flumen, vulgo il Seri, nomen accepit » (col. 519).
   (3) Il Muratori (R. I. S, XX, 867) dice di aver veduto un'opera speciale sull' origrie delle città Italiane di Ricobaldo Ferrarese, che gli mandò Apostolo Zeno, e che egli non inseri nella sua raccolta, perchè piena di innumerevoli favole. 11 codice mandato al Muratori , è oggi alla Biblioteca Marciana di Venezia (L. X. 169). Lo scritto De orìgine ur-bium Italiae non può essere di Ricobaldo, perchè l'autore dice di scrivere nell'anno 1431 (carta 29 v.). Le favole che vi si contengono sono difatti stranissime, ma non sarebbe fori inutile uno studio sopra di esse. Ecco un brevissimo saggio: • De Italie civitatibus et earum conditoribus
   De duodecim civitatibus post diluvium a duodecim ducibus structis.......
   ____... « Jubal Ravennam____inchoavit____Hesperius qui Trinaeriam tenuit, seden
   suam in gibello monte posuit.... Cambises Adriatici primordia tenuit.... Cyrcenns tv-
   reni littora possedit____ed in eodem si tu edillcavit civitatem quam Cyrces potentiss.n..
   et sapientissima miilier multis transactis seculis resarcivit »...
   .......«Tunc Hercules ad Hyspanos transivit, per planum Lombard'e miranda faciers
   Nam inter cetera miranda, gigantem quemdam iuxta Padum superavit, qui pallas pender, librarum trecentarum facilime iactabat. in cujus memoria oppidum ibi construxit ex gen tibus per rippas padi et abdue dispersis; quod ex nomine matris appellavi Climenas; sei hodie Cremona dicitur »...
   (4) Cf. Gregorovius, Stor. di Roma, II, 15 (trad. ital.).