204 capitolo settimo.
meni sono ugualmente importanti. I primi ci mostrano gli stretti legami che i! medio evo ita'iano conservava co l'antichità, con Roma, colle memorie del'a sua grande letteratura. I secondi ci fanno quasi assistere alla elaborazione latente della civiltà nuova. Diremmo quasi che noi vediamo il compenetrarsi vicendevole di due epoche, una de le quali ci fa sentire un lungo rantolo di agonia, l'altra il primo e lungo vagito delia culla. Il classicismo latino muore, ma morente qual' è, si impone ancora colla sua vecchia e robusta forza ai nuovi scrittori.
Questo anche meglio che dalle cronache apparirà dalle poesie. La storia nel medio evo amò di vestirsi di forme poetiche. Si hanno esempi di storie in versi fino dal IX secolo (I). L' Italia ha nel secolo X il Carme in lode di Berengario, che . à ricordammo, il cui autore si ispirò agli scrittori classici (2). E nel secolo XI, a storia versificata di Guglielmo Pugliese (3), nonostante la modestia di cui fa professione lo scrittore (4), nonostante la difficoltà della materia, pure manifesta a luoghi a luoghi un'arte che dovè certo derivare da lettura di antichi poeti (5) Più rozzo il poeta biografo della contessa Matilde (6), ci mostra in Ini il guise che l'arte sua è affatto diversa; e sebbene citi Platone e Virgilio (/), noi sentiamo che in lu*
(1) Cf. Martène, Veterum script, ampliss. collectio,\l, 811. — Pcrtz, Moti. Germ. II, 393,
(2) Vedi indietro a pag. 184.
(3) Guilelmi Appuli Histuricum Poema de rebus normannorum in Sicilia, Appulia et Calabria gestis. — Ap. Mur., R. I. S., V, 246.
(4) .....vires quas labor artis
Ingeniumque negat, devotio pura ministrat.
pag. 263.
Ma in fine poi sembra quasi ch'ei si voglia paragonare a Virgilio: Tu duce romano dux dignior Octaviano Sis mihi, quaeso, boni spes, ut fuit ille Maroni.
(5) È noto il principio del Poema:
Gesta ducum veterum veteres cecinere poetae
Ma leggasi questa viva descrizione (pag. 260) :
Irruit audacter medios animosu3 in hostes, Cuspide perforat hos, gladio detruncat et illos, Et validi? manibus horrendos incutit ictus ; Pugnat utraque manu, nec lancea cassa, nec ensu Cassus erat, quocunque manum deducere vellet; Ter dejectus equo, ter viribus ipse resumptis Major in arma redit, stimulos furor ipse ministrat : Ut leo cum frendens animalia forte minora Acriter invadit, si quid reperire, quod obstet Coeperit, insanit; magis et majoribus ira, Accensa stimulat, nil jam dimittit inultum: Hoc trahit, hoc mandit, quod mandi posse ncgatur, Dissipat affligens pecus exitialiter omne . : . .
(6) Vita Mathildis Comitissae Carmine scripta a Bonizone. — Ap. Mur. R. I. S., 335. — Cosi lo giudica il Muratori (in Prefazione)-. « Rudi sane atque incomposito stilo, et poesi omni poetico colore destituta, rem ille suam peregit, ut procul dubio barbarum scri-ptorem et ferreum, continuo clames. Verum quod iIli in elegantia stili dei'uit, veritatis amor et quaedam sinceritatis imago satis supplevit ».
(7) Vivus si Plato foret hactenus ipsequo Maro Innumeros versus daret illis Ungere tempus
pag. 345.