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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   condizioni letterarie nel medio evo, ecc. 1«J7
   zione dì uno svolgimento intellettuale, importante in se stesso, ed importante perchè accenna e spiega gli svolgimenti ulteriori.
   Considerata poi nel suo insieme, questa letteratura cronistic.a, che si stende dal IX (1) al XIII secolo, ci presenta due fenomeni diversi: da una parte, il tentativo che si fa per avvicinarsi al latino letterario, alla forma degli antichi; dall'altra, la dimenticanza di ogni regola, di ogni legge, di ogni arte antica, ed il formarsi invece di un'arte nuova, volgare, popolare. Spieghiamoci meglio. Una classificazione delle cronache italiane del medio evo sarebbe importantissima, ma noi non possiamo farla qui. Vediamo solo qualche esempio. Abbiamo una cronaca del XII secolo intitolata : Gesta triumphalia per Pisanos facta de capitone Ilierusalem et civitatis Majoricarum et aliarum civitatnm (2). Il titolo è già risonante; la lingua nella quale è scritta avrebbe la pretensione di mantenere le regole della grammatica latina, di essere cosa letteraria (3). Questa intenzione, se non altro, nello scrittore è evidente ; c' è uno studio, uno sforzo, un desiderio di raggiungere questo scopo. Lo stesso potrebbe dirsi, ci pare, del Malaterra (4), lo stesso di Boncompagno fiorentino (5), almeno in certe parti del suo libro (G\ lo stesso di Arnolfo Milanese (7) e di altri non pochi. Fatto paragone della forma di queste scritture con quella, ad esempio, della Novalesa, di Raul, del Morena, del Chronicon Imaginis Mundi Fr. Iacobi ab Aquis (8), o della Chronica di Fra Saiimbene (9), la differenza è enorme, noi ci troviamo davanti a due generi di letteratura diversi, e fino ad un certo punto anche opposti. Negli uni è l'arce antica, degenerata, immiserita, moribonda, ma è pur sempre una continuazione della vecchia latinità; negli altri è un'arte giovane, che vien su dal volgo, che comincia, che non ha tradizioni, che attinge la sua forza dal popolo. I due feno-
   .....Super historias vere Gentilium habemus etiam: Josephum, Dionem, Strabonem, Oro-
   sium, Hegesippum, Svetonium, Solinum, Julium Aphricanum ... De Chaldaeis quoque habemus Berosum .... De Aegyptiis inducimus: Manethon .... Mochum, Estium et Hie-ronymuin Aegyptium » (col. 354).
   (1) Cf. Andreae Presbyteri Bergomatis Chronicon (an. 568-877); Chronicon Brixiense (an. 749-893). Ap. Pertz, Mon. Germ., Ili, 231, 238.
   (21 Ap. Mar., R.I, S., VI, 99.
   (?>) Citiamo il primo brano che ci viene sott'occhio: « Post eorum igitur honorabilrm reditum, velox fama Tusciam et Longobardiam continuo replevit, resonans Ecclesiam Pi-sanam, Metropolitanam dignitatem assecutam, in Corsìcam ivìsse . . . Unde factum est ut invidia diaboli super alterius bonis semper dolens atque moerens, immanissime bruta corda Januensium inflaret, et eorum ora superbissima pessime foedaret. Audientes namque Ecclesiam Pisanam tanto honore exaltatam et gloriosorem habitam, velut amentes effecti, contra Pisanos fremebant illieo feraliter, et dentibus frendebant, dicentes » ecc. (col. 105).
   (4) Il Malaterra sa, volendo, scrivere meglio e peggio, sa scrivere in plano et facili sermone, quando occorra. Egli stesso scrive: « Si autem de incultiori poètrica quaestio fuerit, sciendum est, quoniam etiam si esset unde limpidius, aut certe pomposius, eructare potuissem, ista Principis jussio ad hoc liortata est, ut plano sermone et facili ad intelli-gendum, quo ut omnibus facilius quidquid diceretur, patesceret, exararem. « E più sotto: « Sed quia praecedente in me beneficio suo, quidquid injunxit negare nequeo, minus erudito stylo et enervi poetria, quasi lacum profondissimum natandi nescius, timidus ingre-dior.... » Epist. Gaufredi ecc.. pag. 547.
   (5) Liber de obsidione Anconae a copiis Friderici I Imp., an. MCLXXI peracta, auct. Magistro Boncompagno fiorentino. — Ap. Mur. R. I. S„ VI, 919.
   (0) Si paragoni, per esempio, la forma magistrale del Prologo col Cap. IV, col. 931.
   (7) Arnulphi Mediol. Histor. Rerum sui teì/iporis Lib. V. — Ap. Mur. R. I. S., IV, I.
   (8) In Monum. Hist. Patriae, III, Script.
   (9) In Monumenta Hist. ad Prov. Purmensem et Placentinam.