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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo settimo.
   bona », le bolle, le donazioni e via discorrendo (1). Sentono la necessità di prender possesso del tempo, di ripensarlo; ed è un segno che il pensiero umano si risveg ia. Certo in mo'ti d. loro questo pensiero è sempre quasi infanti e; non hanno idea della importanza degli avvenimenti, accanto ai grandi fatti registrano le cose più piccole e più insignificanti (2). Ma altri si occupano anche delle vicende pubbliche, ricordano i loro uomini illustri, lasciano al a posterità preziose memorie (3;; prendono parte al'e lotte dei loro tempi e ne scrivono con libertà di giudizio (4). ij il primo segno del risvegliarsi di un popolo, questo fermento storico, questo ricorrere istintivo del pensiero ai tempi che furono. Cominciato una vo ta il movimento, esso non si arresta più. Dal monastero passa il racconto storico alla città: il cronista non pensa più solo a raccogliere i frantumi del passato, ma il suo animo si volge al futuro, egli dice di scrivere per utilità di quel i che verranno, la storia ritorna ad essere maestra della vita (5). Noi ci sentiamo tratti in mezzo al e vicende cittadine, in mezzo al'e funeste discordie che agitarono i petti dei nostri padri (0); assistiamo a le crudeltà de' signore straniero (7) ; sentiamo il peso delle grandi sventure che si aggravarono sulla nostra patria; ma pure di mezzo ad esse ci riconforta quel pio affetto che apparisce dalle pagine del cronista, affetto che diventa spesso ispiratore di un' arte, potente nella sua semp icità 18). Gli scrittori sono agitati dalle passioni ci vi i, prendono parte per l'uno o per l'altro dei combattenti, per la loro patria contro l'imperatore tedesco, o anche per l'imperatore, se ad esso è amica la loro città (9). E riescono stupendi quando dipingono
   naca Altinate, sebbene di tempi posteriori, si comincia colla serie dei Dogi ; si seguita con quella dei Patriarchi di Grado, dei Vescovi di Torcello, di Olivolo e di Aitino; si aggiunge la serie e l'origine delle famiglie veneziane. — Cf. Cron. Alt., Lib. I, II, III, in Arch. Stor. Ital. Vili.
   (1) Ved. il Chron. Vulturnense (Rer. Ital. Script., I, 2).
   (2) Ved. per esempio negli Annales Casmates (Pertz, M. G.) all'anno 914 :« Hoc anno dispersi sunt Saraceni de tota Italia »; e subito dopo all'anno 931: « In hoc anno renovatus est altare beati Benedicti. » All'anno 969: « Hoc anno sol obscuratus est, et magnus Otto Calabria ingressus est. »
   (3) La Chronica Monast. Casin. Lronis Marsicani, di cui ricorderemo che il Giesebrecht scrive: « cui maximam partem debeamus ea, quae liic de Monasterio Casinensi disputavimus » (op. cit., 36).
   (4) Ved. Amulfi, Gesta Archiepiscoporum Mediolanen.; e Landulft, Historìa Mediolanensis (Pertz, Mon. Ger., Vili). Di Arnolfo nota il 'YVattenbach nella prefazione che « Scribendi genere usus est simplici et satis puro . . . Salustium legisse videtur » pag. 3.,
   (5) Ea quae vidi et veraciter audivi, ad utilitatem posterorum scribere tentabo. Maxima enim succedentium versatur utilitas, cum ex praeced^ntibus didicerint futura cavere. » Raul, De rebus gestis Friderici primi in Italia, Ap. Mur., Rer. Ital. Script., VI, col. 1173.
   (6) « Interea dissensio maxima orta est inter cives, videiicet inter patrem et tilium, et virum et uxorem, et inter fratrem et fratrem, jam enim per plateas rixabantar. » llid, col 1186.
   (7) Ibid., passim.
   (8) « Imperator .... praecepit ut civitas evacuaretur, et octo dierum spatium attribuii .... Et quis esset qui posset lacrymas retinere, qui viderent planctum et luct'im atque moerorem marium et mulierum et maxime infirmorum et foeminarum de partii et puerorum egredientium et proprios lares relinquentiurn ? » Ibid., col. 1187 — « 0 quantus clamor et quantus timor, quantus iletus per quatuor heb lomadas in burgis fuit, ! . . . Nenie erat qui auderet lectum intrare, quotidìe enim dicabatur: ecce Papienses burgos comburere ». Ibid., col 1191.
   (9) Raul, milanese, è naturalmente avversario flerissimo del Barbarossa. Invece Ottone Morena, lodigiano, gli è favorevole.