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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   condizioni letterarie nel medio evo, ecc. 1«J7
   la gloria ili uno s\olgimento letterario di grande importanza. Col mille può dirsi che abbia principio la vera letteratura medievale, di cui la parte storica può esser,-:. rappresentata dalla cronaca di Farfa e da quella della Novalesa (1). Della prima è autore un Gregorio monaco, il quale ebbe il pensiero di raccogliere tutte le carte del monastero di Farfa per salvarle dalla dimenticanza (2), e guardandosi bene d'inserire nella sua raccolta cosa che non gli fosse ben nota e certa (3). C' è veramente di che stupire riflettendo che ciò accadeva nel mille: questa cura delle antiche memorie, questo desiderio di impedirne la distruzione , ed al tempo stesso questo ze'o de la verità, è più che meraviglioso; il monaco di Farfa nel fitto del medio evo è un fenomeno degno di seria meditazione (4).
   Non meno importante lo studio della cronaca della Novalesa. Se là domina un pensiero quasi di critica, qui invece abbiamo tutto l'apparato favoloso e poetico dei seco.i di mezzo. li monaco che 1' ha scritta raccoglie tutto quello che gli è pòrto dalla tradizione popolare , mescolando insieme le cose più disparate , dalla umile eggenda monastica trapassando al racconto di fatti della più alta importanza storica. Ivi i frammenti del poema di Walter d' Aquitania (5), che egli crede essere
   auctore Ratherio, habobantur scholae, quas sapientes i. e. doctores vel magistri, quocunque loco placebat, proprio marte istituebaut ». — Raterio, qui ricordato , è il famoso vescovo . \erona, nato in Francia, ma vissuto fino da giovinetto in Italia, le cui opere sono importantissime per la storia dei costumi del clero nel secolo X. Ved., tra le altre cose, Be contemptu canonum, ed il Volumen perpendiciilorum Rat., ver., vel visus cuiusdam ap-pens cum aliis multis in Ugno latronis, nelle Opere, Verona, 1765; pag. 337, 390. — Dalla lettura dei suoi scritti, dice il Giesebrecht, « compertum habeamus prae caeteris natio-Qibus tum temporis et eanonicae legis et clericorum contemptores fuisse Italos» (pag. 13). — Questi maestri privati erano spesso anche laici: tali per es. Guilelmus Aversanus, Panjabi Irnerius, Bnrgundius, Pietro Damiani e Lanfrancus, i quali due ultimi vestirono dopo l'abito monacale. Essi arricchivano facendo scuola, e passavano da un luogo ad un altro Si mordevano tra loro, come apparisce dalla lettera di Ademarus Cabanensis contro Bene , dictus Clusinus, nella quale si vogliono mettere in mostra i suoi spropositi grammaticali, e dove Ieggonsi queste parole: « In Aquitania nulla sapientia est, omnes sunt rustici. Et si a .quis de Aquitanisparum didicerit grammaticam, mox putat se esse Virgilium. In Francia est sapientia, S3d parum, nam in Longob.trdia, ubi ego plus didici, est fons sapientiae ».
   (1) Chronicon Farfense sive historia monasterii Farfensis. — Chronici monasterii Novalicensis Fragmenta. — In Muratori, Rer. Ital. Script. I, 2a, pag. 236; 696.
   (2 )----« ne forte, quod sepissime jam evenisse novimus, aut custodum negligentia ,
   aut vetustate consumente nimia, predicta oblivioni traderentur precepta, tomi, cliarte, et privilegia » Ved. I'raefationes ad Chartarium Farfense, in Ozan. Bocurn., 185.
   (3) « Quia vero tompus ìllius conditionis ignorarnus, idcirco silere de hoc magis ele-gimus quam aliquid proferre mendosum vel frivolum. » Ivi, 188.
   (4) Così giudica il Muratori (pag. 292) questa cronaca:
   « In tanta penuria historicoram italicorum medii aevi, mirum est quantopere haec ipsa cùrouica monastica, quamquam in multis exsucca, parumque voluptatis leetoribus quibusdam delicatulis allatura, inserviat ad rudium scculorum niores eruditionemque in mehori lumino collocandam. Illinc haurimus politici regiminis ac judiciorum ritus, ìllinc magistratus varios. servornm ac liberorum hominum statum, illinc contractuum formas et acta publica atque innumera alia » etc.
   (5) Cf. Fauriel, Hist. de la poesie prov. I, 263, segg.; Dante et Ics origines etc., II, 261, Provana. Prefazione al Waltarius, nei Monumenta Hist. Patriae, Script. T. Ili; Grimm. u. Schmeller, Lateinische gedichte des X. u. XI Ih. — 1838. — Du Meril, Poes. pop. lat. aut. an XII siècle, pag. 313.