Stai consultando: 'Storia Letteraria d'Italia I primi due secoli', Adolfo Bartoli

   

Pagina (189/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (189/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   condizioni letterarie nel medio evo, ecc. 1«J7
   Se dovessimo qui discorrere della influenza di Carlo Magno sulla coltura italiana, avremmo forse qualche ragione da addurre per dimostrare ch'ossa fu più dannosa che utile (1). È certo invece che dell'Italia si giovò Carlo Magno per la restaurazione. degli studii da lui vagheggiata (2) ; egl' condusse seco Pietro da Pisa, perchè insegnasse ia grammatica (3); invitò alla sua corte Paolino d'Aquileja, Toodolfo (1), Paolo Diacono; pregò papa Adriano di mandargli in Francia maestri di lettere (5), quegli stessi forse i cui scolar' aveano festeggiato il suo Ingresso in Roma nel 774, portando palme e cantando inni (0). Di scuole fondate da Carlo non abbiamo memoria; e la famosa legge del suo successore Lotario, tante volte citata (7), se anche avesse l'importanza che le si è voluto attribuire (8), è un fatto isolato e del quale la storia non ci mostra le conseguenze. La coltura non poteva essere spenta nel paese dove Paolo dettava la sua Cronaca, che è il più notevole lavoro storico del secolo IX, importante per la parte leggendaria clic esso contiene, e che ci mostra, quasi diremmo, il primo grado di sviluppo del racconto medievale, applicato alle origini e alle vicende di un popolo, mescolato colle sue tradizioni poetiche. Di là comincia la nostra letteratura storica, che ebbe sino da quei tempi remotissimi altri cultori in Andrea da Bergamo (9), in Erchemperto, nell'anonimo Salernitano ed n quello Beneventano (10), non che in Agnello ravennate, in Anastasio biblioteca-
   (') Sulla pretesa fondazione dell'Università di Pavia vedi la discussione che ne fa il Tiraboschi (III, 218 segg.)1, il quale con ragione ci sembra che la neghi. Lo stesso dicasi degli Scozzesi che si dicono mandati in Italia.
   (2) I pensieri di C. M. si volsero principalmente agli studii teologici. È appunto per questa ragione eh' egli recò più danno che utile all' Italia. Per la parte da lui presa alle dispute teologiche del suo tempo cf. Ampère, op. cit., Ili, 42; per altre notizie importanti, cf. Eist, Litter. de la France, IV. — Merito speciale della cultura italiana in questi secoli è quello di essersi tenuta lontana dalla teologia. A questo proposito scrive Giesebrecht (op. cit., 8): « Augurari iam licet ex iis, quae modo dixi, et ex sequentibus etiam clarius elucet, eam gloriam quam inter reliquas nationes tum doctissimus quisque in disciplinìs cheologicis alfectabat, Italos his temporibus vix ambiisse, imo vero contentos eos fuisse elementa studiorum, quae per multa iam saecula coluerant, amplius propagasse, eaque tanquam a maioribus relictam haereditatem intacta atque illaesa posteris mandasse. Caeteris gitur neglectis disciplinis, arte grammatica, et quae cum illa coniuncta erat, poetica, solis gaudebant ; quas vero non clerici modo sed et laici, a caeterarum nationum more con-suetudineque recedpntes, et discebant et docebant ».
   (3) Einhard, Vit. Carol., 25.
   (4) Nella Eist. Litter. de la France, IV, 284, si dice che Paolino è francese. Questa asserzione è confutata dal Tiraboschi (III, 257-58); il quale dimostra falsa anche l'altra opinione che Teodolfo fosse spagnuolo, accennata dal Mabillon (III, 262). — Notiamo che dopo la confutazione del Tiraboschi, Ampère nella sua Eist. Litter. de la France av. le XII siede, III, 61, ripete seccamente: « Paulin évèque d'Aquilée, était né en Austrasie ».
   (5) Ct. Baehr, De literarum studiis a C. M. revocatis ecc., Heidelbergae, 1855. — Cf. Tiraboschi, III, 224 e segg. « Domnus Rex Carolus iterum a Roma artis grammaticae et com-putatoriae magistros secum adduxit in Franciam ». Cf. Mai, Classicorum auctorum Monumenta, V, 405.
   (6) Anastas. bibl., cit. da Ozan. op. cit., 8.
   (7) Ved in Muratori, Ber. Ital. Script., I, 2.
   (8) Giesebrecht crede che la costituzione di Lotario si riferisca esclusivamente agli studi ecclesiastici: « Sed ne verbum quidem in hac constitutione de studiis liberalibus. Doctrina enim ea aetate proprie mhii aliud signiùcavit, quam doctrinam ccclcsiasticam » (op. cit., pag. 10).
   (9) Ci. Mazzucchelli, Scritt. Ital,, I, 2, 611.
   (10) Tiraboschi, III, 330-31.