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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   condizioni letterarie nel medio evo, ecc. 1«J7
   latina, Fausto, Avieno, Olibrio, Probo, Probino, Cetego, Costanzo, Agapito, Festo (1); ai qua'i è da aggiungere Aratore, ligure o milanese che fosse, a cui in nome di Atalarico scriveva parole di a'ta lode Cassiodoro, storico dei Goti, della cui opera, oggi perduta, è compendio quella di Jornandes, anch'egli formatosi certo agli stu-dii ili Italia. (2)
   Contro tutto ciò che restava d'arte, di scienza, di grandezza romana, dovè combattere lìerissimo il papa Gregorio Magno. Egli fu già accusato di avere incendiata la biblioteca palatina, di aver proibito lo studio delle lettere, di aver distrutto i ù sp endidi monumenti di Roma (3). Ma se anche t.a'i accuse portate contro di lui da Giovanni di Salisbury non fossero vere, se anche non volesse trovarsi un chiaro ndizio della verità della tradizione in ciò che due secoli dopo il Salisburiense, ripeteva un povero cronista d'Orvieto, e Sant'Antonino (4), resterebbero sempre le lettere di Gregorio a dirci qua e fosse il suo spirito, quali le sue tendenze, quale il suo scopo (5). Egli, il primo e più accorto organizzatore del cattolicismo, dà regole alla iturgia ed alle feste sacre, impone ie pompe sfarzose delle vesti sacerdotali, inventa ulivi riti stftnni, introduce ne le chiese'il canto che conserva anche oggi il suo nome, ist'tu.sce le scuole episcopa'i; egli vuol fondare la potenza di Roma papa e, e per far questo non sa far altro che creare un nuovo paganesimo cristiano, una uuova mito ogia cristiana (6). Anche qui il vincitore resta schiacciato dal vinto. È beni chiaro che un tale uomo, se anche non bruciò i codici, se anche non muti.ò le statue, ebbe il desiderio di far o. Che meraviglia che egli scrivesse quelle famose parole: «Barbarismi confusionem non devito, situs, motusque et praepositionum casus servare contemno, quia vehementer indignum existimo ut verba coelestis oraci. i restringam sub regulis Donati1?» (7) Che meraviglia ancora del rimprovero da lui mosso a Desiderio vescovo di Vienna, perchè osasse insegnare la grammatica? (8) Tutto questo è pienamente logico in Gregorio. Quegli scrittori che lo difendono, gli tolgono l'unica grandezza ch'egli abbia, di aver vo'uto muover guerra al passato con tanto entusiasmo. (0) Ma è una guerra impotente. Gregorio stesso subisce, scrivendo e operando, l'influenza di Roma, vuole essere barbaro e non può. Ed intanto in quella città di Ravenna, già innalzata a tanto splendore, si educa Fortunato Venanzio (an. 530 circa) trevisano (10), sulle cui labbra si odono ancora una vo.ta i suoni della poesia classica, anch'egii, come Ennodio, vescovo e scrittore pa-
   (1) Ivi, 59.
   (2) Vedi in Rerum Italie. Script., I, I.
   (3) Cf. Tiraboschi, Stor. della Letter. Ital., III, I, 142 segg.
   (4) Ivi, pag. 154, 161.
   (5) Vedi tra molte l'Ep. 54 del Lib. XI.
   (6) Cf. Draper, Hist. dereìopp. intell., II., 133 segg,
   (7) S. Greg., Epist., ad Leandrum.
   (8) Cf. Tiraboschi, op. cit., III, 157.
   (19) Merita di essere ricordato che fra Salimbene racconta che il papa Gregorio quando andò a Ravenna fece togliere dal sepolcro il cadavere di Teodonco « et in sterquilinium et in foveam projici ». Chronica, pag. 85. — I difensori di Gregorio mostrano di non
   intendere l'uomo. Ci pare giustissimo ciò che scrive Giesebrecht (op. cit., pag. 4): «____Nam
   iìs n part bus, ut dicam quod sentio, non minore, ne dicam maiore odio, quam Longobardi, clerus Romanus humana studia insectabatur. Quid dicam de Gregorio Magno? Viro omni aevo mentis laudibus extollendo, sed qui, quamvis ipse doctissimus, non modo bis studiis non favebat, sed maxime iis erat inimicus. Quod cum luce clarius constet, per mihi mirum videtur, iterum iterumque a scriptoribus recentibus repeti, eum harum disciplinarura studi usissiiflurn fuisse patronum. Et eam quidem gloriam, ut opinor, ipse minime affectabat *
   (10) Cf. I,irati, Letterati del Friuli, I, 131.
   Rautoli. letteratura Italiana, 'i