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Seguono aHre scene, che noi non anderemo minutamente riferendo, bastando quello che abbiamo recato a dare idea della Rappresentazione intera.
La Devozione del Venerdì Santo, s'apre con queste parole: « Quando lo predicatore ave predicato fin a quello loco, quando Pilato cominanda che Xpisto sia posto a la colonna, lo predicatore tase, et vene Xpisto nudo con li frustatori, et vano a lo loco deputato, dove sta la coIona. Et portento per mezzo de la zente, tanto ho-ìnhi. quanto feniene, se si può fare. Et Joanne sta con Xpisto: et posto che l'ano a la corona, li frustatori lo frustano un poco devotamente, e poi stano in pace; cioè quando Xpisto vole panare a Joanne, e Joanne sta ante Xpisto inzenochiato; et Xpisto lice a Joanne (1) ».
E dopo varie scene: «Dito questo, lo predicatore predica; et mentre che predica, non se faza n.eute. Ma corno fa signo, dica lo mal latrone a Xpisto (2) ».
E evidente, come avvertono Palermo ed Ebert (3) che le due Rappresentazioni di cu' parliamo sono strettamente unite al culto, ed è molto probabile che esse venissero eseguite durante il servizio divino. Le ultime indicazioni di scena da noi riferite ci pare che non lascino dubbio alcuno che esse avessero luogo, come suppone il Palermo, fra gli intervalli della predica, cosicché la Devozione rappresenta agli occhx i fatti che il predicatore racconta, e il predicatore chiarisce i fatti rappresentati (4). Noi abbiamo quindi un esempio della Rappresentazione nel suo primo grado di sviluppo, ossia quando essa sorge dall' uficio liturgico latino, e tale che nessuna altra letteratura ne possiede uno simile (5).
Abbiamo pure esempio di un'antichissima Rappresentazione di Miracoli, intitolata: Di un Monaco che andò a Servigio di Dio (6), sviluppo ulteriore del genere, come quello nel quale la leggenda prende il luogo del racconto biblico (7).
Ad ogni modo però noi siamo sempre nell'argomento sacro; siamo nel periodo .ielle origini, le quali si legano dappertutto col culto religioso (8). Ma sono esse
(1) MSS, P., pag. 279.
(2) MSS. P., 283.
(3) Loc. cit., pagg. 67, 290.
(4) Pag. 290.
(5) Così Ebert, 1. e., e crediamo utile riferire le sue stesse parole:
« iJas Stiick ist, wie oben bemerkt, der eirizige Vertreter der ersten Entwickelun-gsstufc des Mysteriums in Italien — und ein Vertreter wie ihn in solcher Gestalt keine zweite Literatur aufweist —jener stufe nàmlich, wo das Mysterium aus dcm rein litur-gischen lateinischen Officium, sich eben entpuppt hat, ohne gleichsam sich von der Schale die es einhullte, schon vollkommen losgerissen zu haben. » (pag. 66).
Per c'o che riguarda la parte materiale della messa in scena, ecco succintamente quello che suppone Ebert: « Nella navata in mezzo della chiesa si innalzava un palco che si chiamava talamo (V. Du Cange. Thalamus). Su questo palco doveva essere riservato un luogo per la stanza di Lazzaro, e li era preparata la tavola. Ivi comincia la rappresentazione; ed r, ritorna pure Maria quando Gesù entra in Gerusalemme; è quindi chiuso con una tenda. In un altro punto di questo palco trovasi il monte Oliveto. Nella seconda Decozione il paleo è preparato diversamente ; e doveva esservi un congegno per il Paradiso e per la discesa degli Angeli; più le tre croci, la colonna dove Cristo vien flagellato, ed il sepolcro. Le due Devozioni non vengono rappresentate solamente su questo palco, ma anche n altre parti della Chiesa. Il palco forma il punto principale, dal quale si muove tutta la rappresentazione. Gerusalemme è il Coro, pag. 68.
(6) MSS. P., pag. 337 se?g.
(7) Ebert la chiama una Rappresentazione conventuale. Palermo press'a poco aveva detto lo stesso.
(8) A questo proposito cf. Hillebrand, Etudes historiques et littér, I, pag. 183.