le rappresentazioni.
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scene continuano; ed il Nunzio spiega l'azione muta della turba, il portar della croce, lo stendervi sopra Cristo, l'inchiodargli le mani ed i piedi. E finalmente anche Cristo parla: è un dialogo tra Ri e sua madre, che finisce colla morte e con quelle affettuose parole
0 Joanne, figlio novello,
Morto è il tuo fratello;
Sentito aggio il coltello
Che mi fu profetato.
Noi non possiamo essere sicuri che il dramma di Jacopone fosse rappresentato, ma ripetiamo che gli elementi della rappresentazione ci sono tutti; ci sono molto più qui che non in certi Misteri francesi, che pure si fanno entrare nella storia della drammatica. Lo stesso, press'a poco, potremmo dire della Riparazione dell'umana natura (1), e delle Due apparizioni di Cristo (2), solo avvertendo che in esse l'epica s'intreccia alla drammatica, il che però non esclude che anche esse non possano essere state rappresentate e non debbano essere ricordate nella storia delle origini della drammatica italiana.
Alla quale un importante documento si aggiunse da non molto tempo colle due Devozioni del giovedì santo e del venerdì santo, pubblicate, in parte, dal signor Palermo (3). Incominciamo da notare che esse, tanto per giudizio del Palermo medesimo, quanto di Ebert, sebbene portino nel manoscritto la data del 1375, appartengono a tempo molto anteriore (4). Queste Devozioni sono talmente unite fra loro che sembrano due atti di una sola commedia (o) La prima incomincia col « Convito che fece Xristo con la Matre, lo Zobia di Sancto (6). E primo la Vergine Maria, stando in casa d'Marta e de Madalena, Xristo mostra de venére da Jerusalem, e la Madre ge va in contra, con Maria Madalena e Marta, abrazandose cum Xristo. E Maria dice a Christo:
0 Filgio mio piacente,
Per Dio te volgio pregare, Che sempre me fusti obediente, Che in Jerusalem non debi andare. Tu sai, filgio, che iniquamente Sono desposti la morte te dare. 0 dolce padre e filgio Yeshù, Non me fare vedere tanto exilio.
Responde Xpisto.
Tu sai bene, o Madre mia,
Che lo mio Padre dezo obedire. Altro non penso note e dia, Che la sua voluntà possa adimpire.
(1) Ed. Tresatti, pag. 83.
(2) Pag. 319.
(3j Manosa etti •palatini di Firenze, II, 272 segg.
(4/ Palermo dice che si possono « ben riferire al secolo innanzi, » pag. 33fi. — Ebert farebbe risalire la loro compilazione, certo, alla prima metà del secolo XIV; ma dalbinsieme delle sue parole si vede ch'egli non ò alieno dall' attribuir loro anche un' antichità magg:ore (pag. 72).
(5) Ebert, op. cit., pag. 57.
(6) Su di ciò ef. Ebert, pagg. 57-58.