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oai'itolo sesto.
e ripetuto pochi anni dopo (1) : « Anno Domini MCCXCVI1I, die VIII exeunte majo, videlicet in die Pentecostes et in aliis duobus sequentihus diebus facta fuit reprae-sentatio Ludi Christi, videlicet Passionis, Resurrectionis, Ascensionis, Adventus Sancti Spiritus et Adventus Christi ad Juidicium, 'n Curia Domini Patriarchae Austnae Civi-
tatis, honorifice et laudabiliter per Clerum.....» « Eodem anno facta fuit per Clerurn,
sive per capitulum Cividatense repraesentatio, sive factae fuerunt repraesentafiones infrascriptae : in primis de creatione primorum Parentum; deinde de Annuntiatione B. Virginis, de Partu et aliis multis, et de Passione et Resurrectione, Ascensione, et Adventu Spiritus Sancti, et de Antichristo et aliis; et demurn de Adventu Christi ad Judicium. Et praedicta facta fuerunt solemniter in Curia Domini Patriarchae in festo Pentecostes cum aliis duobus sequentibus, praesente Reverendo Domino Ot.to-bono Patriarcha Aquilejae, Domino Jacobo quondam Domini Ottonelli de Cividato, Episcopo Concordiensi, et aliis multis nobilibus de civitatibus et castris Forojulii, die XV exeunte majo. »
Di tali Rappresentazioni però nulla è avanzato, tranne la memoria; e riuscirebbe oggi molto difficile potere stabilire se le fossero in latino o in italiano. Certo la tenacità del latino in Italia fu grande; certo la Chiesa non tollerò fra noi l'uso del volgare nei suoi sacri recinti; e per conseguenza il dramma liturgico è più che probabile che durasse per molto tempo ad usare la lingua ecclesiastica. La stessa lingua si parlò forse anche nella Curia Patriarcale di Cividale. Ma che la si parlasse o nel Prato della Valle o nella piazza di Siena, nel 1244 e nel 1273, ci pare difficile. In codeste feste di popolo tutto induce a credere che si usasse l'idioma popolare (2). Tanto più se si rifletta che non molti anni dopo il componimento drammatico in volgare esiste ed è pervenuto fino a noi. Abbiamo avuto occasione di accennare indietro alcune poesie di Jacopone da Todi che sono vere e proprie Rappresentazioni. Ponete il caso, dice l'Ozanam di una di esse, che scena sì fatta venga rappresentata il venerdì santo sotto il loggiato di una chiesa, da contadini italiani, e tosto vedrete che di qui ha cominciamento la tragedia cristiana (3). Ed un tal caso, in verità, ci sembra più che probabile.
Il Lamento della Yergine è un dramma della passione (4), e perchè sia rappresentato non manca niente. C' è azione, vita, movimento drammatico. Quando il Nunzio dice alla Vergine:
Accorri Donna e vide Che la gente Pallide, Mi credo che l'occide Tanto l'han flagellato;
e appresso :
Presto, Madonna, aiuta, Ch'ai tuo figlio si sputa, E la gente lo muta, L'han condotto a Pilato,
voi avete qui davanti agli occhi le due scene : da una parte quella del Nunzio e della Vergine, dall'altra quella della Turba, che lega, flagella e sputa. Le quali due
(1) Fragmenta Chromci Forojuliensis, auctore Juliano Canonico Cividatensi, In Muratori, Rer. Ital. Srrip., XXIV, col. 1205. 1209.
(2) Questa è pure l'opinione del signor Palermo. Cf. Manoscritti Palatini, II, 334.
(3) Poeti frane., pag. 154. — Non abbiamo sotto gli oeehi il testo francese, ma la frase di qui. ha cominciamento la tragedia cristiana è certo inesattissima.
(4) Ed. Tresatti, pag. 306.