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capitolo quarto.
aggiunsero gli sforzi dei Padri della Chiesa, che vedevano nel teatro il «sacrarium Yeneris, » le « caveas turpissirnas diaboli », la « schola foeditatis », e credevano supremo interesse del cristianesimo cancellarne persino la memoria. Se anche qualche commedia si fece, come quelle di un Apollinarios nel V secolo (1) e di Hrotsvitha nel X, esse non penetrarono nel popolo e non furono probabilmente destinate alla rappresentazione. Trattavasi di semplici esercizii letterari, i quali non hanno per noi grande importanza.
Ma questo non vuol già dire, che ogni dramma tacesse nel medio evo. Il cristianesimo ne faceva sorgere uno nuovo, ne dava anzi esso medesimo il primo esempio. Fu già osservato che il tempio è stato presso ogni nazione culla del dramma, per la necessità che hanno tutte le religioni di tener viva la memoria delle loro origini con feste commemorative. Nel cristianesimo ci è anche qualche cosa di più di una commemorazione; ci è la vera e vivente azione drammatica della Messa, drammatica per la forma e per il pensiero, dove agiscono più attori, indipendenti gli uni dagli altri, ciascuno dei quali porta un costume suo proprio (2j; ed alla quale si intrecciano poi, in varie circostanze, altre azioni drammatiche minori, allusive ai fatti più importanti della storia religiosa; quasi quadri viventi della vita di Gesù Cristo, rappresentati dal clero (3). Tali quadri si dimostrano storicamente fino dal V secolo; e nella unione di essi col canto corale delle antifone si è voluto trovare il principio storico delle rappresentazioni teatrali del servizio divuio (4). L'ufizio liturgico, di cui restano molti esempi (5),
(1) Cf. Du Meril, op. cit. 9.
(2) Du Merìl, op. cit., 42.
(3) Ivi, pag. 42-52. — Cf. anche Klein, Gesch. des Italianischen Drama's, I, Die Li-tur gischen Mysterien, 1-18.
(4) Cf. Klein, op. cit., pag. 11.
Jubinal ( Mystéres inédits, 1837) scrive: Le V. siècle se présente avec son cortége de fétes religieuses durant lesquelles on mime on figure dans l'église l'adoration des Mages les noces de Cana, la mort du Sauveur, ecc.
(5) Ved. in Du Meril, op. cit. — Come saggio dell'ufizio liturgico, diamo qui Y Office du Sépulcre selon l'usage de Rouen, importante perle indicazioni sceniche (Du Meril pag. 9(3). » Tres Diaconi (l. Canonici) de majori sede, induti dalmaticis, et amictus habentes super capita sua ad similitudinem mulierum, vascula tenentes in mauihus, veniant per medium chori, et versus sepulchrum properantes, vultibus submissis, cantent pariter hunc versum :
Quis revolvet nobis lapidem ab ostio monumenti? Eoe finito, quidam Puer, quasi Angelus, indutus alba et amictu, tenens spi Cam in manu, ante sepulchrum dicat:
Quem quseritis in sepulchro, o christicolae ?
Mariae respondeant : Jesum Nazarenum crucitixum, o coelicola. Tum angelus dicat :
Non est lue; surrexit enim sicut dixit: venite et videte locum ubi positus fuerat, et euntes dicite discipulis ejus et Petro quia surrexit.
Et locum digito ostendat. Hoc finito, Angelus citissime discedat, et duo Presbyxen de majori sede in tunicis, intus sepulcrum residenles, dicant :
Mulier, quid plcras ?
Medius triurn mulierum respondeat, ita dicens: Quia tulerunt Dominum meum, et nescio ubi posuerunt eam.
Duo residentes dicant: Quem quaentis, mulieres, viventem cum mortuis, non est hic, sed surrexit: reoordammi