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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   170
   capitolo quarto.
   e dotto, vissuto in mezzo all'anarchia poetica che durò fin oltre al 1260, senza staccarsi dalle tradizioni aristocratiche dell'arte cavalleresca, portò in essa quello che la sua sapienza gli andava dentro significando, e condusse le sue canzoni per virtù di dottrina (1). In lui quindi la soggettività non manca, come ne'predecessori suoi provenzaleggianti ; egli è Guido, il saggio, il filosofo, che canta l'amore, che ha mutata la maniera delti piacenti delti dell'amore, come gli scriveva appunto Buo-naggiunta Urliiciani, mezzo tra il serio ed il satirico. A cui rispondeva con pungente sussiego il bolognese:
   Omo ch'è saggio non corre leggero,
   Ma passa e guarda come vuol misura; Poi c'à pensato, riten suo penzero, Infino a tanto che '1 ver l'assicura (2).
   Frutto di questo meditato pensiero sono varie delle canzoni di Guido; quella per esempio che ben sembrò al Faur/el (3) una teoria morale e filosofica dell'amore cavalleresco:
   Al cor gentil ripara sempre Amore,
   Siccome augello in selva alla verdura.
   Nè fe'Amore anti che gentil core,
   Nè gentil core, anti che Amor, Natura.
   Che adesso com' fu il sole,
   Sì tosto fue lo splendor lucente,
   Nè fu davanti al sole.
   E prende Amore in gentilezza loco
   Cosi propl'amente,
   Come il calore in chiarità di foco.
   Foco d'amor in gentil cor s'apprende, Come virtute in pietra preziosa; Chè dalla stella valor non discende, Anzi che '1 sol la faccia gentil cosa. Poi che n'ha tratto fuore Per sua forza lo sol ciò che gli è vile, La stella i da'valore: Così lo cor, chè fatto da natura Schietto, puro, e gentile, Donna, a guisa di stella, lo innamora.
   Amor per tal ragion sta in cor gentile, Par qual lo foco in cima del doppiero Splende allo suo diletto chiar, sottile; Non li staria altrimenti, tant'è fero; Così prava natura
   Rincontra Amor, come fa l'acqua il foco Caldo per la freddura.
   (1) Cf. Perez, Beatr, svelata pag. 70 segg.
   (2) Ved. questo sonetto secondo la lezione del Cod. Vatic. 3793, data dal signor Gnon, nella sua memoria Guido Guinicelli e Bino Compagni, in Propugnatore, voi II.
   (3) Dante et les origin., I, 311. — Cosi scrive Fauriel : «Les idéès développées dans ces vers sont encore des idées provencales; mais elles y sont développées d'une manière originale, et revètues d'images que l'auteur n'a cmpruntées de personne. Tout cela, il .aut en convenir, est déja autre cbose que le servile et rude bégayement des Siciliens: < 'est déja de la poésie».