letteratura kell' italia di mezzo. 1(39
rappresenta il tipo del genere; e ci dimostra come ogni provincia d'Italia concorresse a fornire, quasi diremmo, i materiali greggi, che dovevano poi servire al
grande edilìzio della letteratura nazionale.
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§ 3.
bologna.
Mentre da un lato il movimento religioso coi suoi rapimenti e le sue estasi, vìa un altro il movimento scientitico, colle sue austere meditazioni, che, anch'esse, vanno a finire poesia. Erano i tempi da ciò. L'Italia, vecchia nelle sue tradizioni ilassiche, ringiovaniva nel nuovo idioma volgare, entrava in un secondo periodo di vita, e tutto vestiva di colori poetici: anche la severa filosofìa prendeva dalle muse ,rli adornamenti che la rendessero piacevole agli uomini.
Bologna fu il gran focolare degli studii nel secolo XIII. Da Bologna doveva uscire a nuova poesia avvivata dalla scienza; ed era un progresso, specialmente per questo, che portava all'arte un elemento che ancora le mancava. L'amore, la politica, '.a religione, erano stati fino allora gli ispiratori dell'arte; qualche barlume, qualche tentativo di scienza si scorge in Guittone, ma poverissimo, ma anzi contrario ad igni poesia. Col Guinicelli invece il concetto cavalleresco si allarga, si approfondisce, va ad attingere forza nelle imaginose speculazioni platoniche. È una nuova emancipazione dal provenzalismo; ma emancipazione aristocratica, quasi diremmo, emancipazione conservatrice. Non si spezzano tutti i legami colla tradizione, si rimane anzi dentro di essa, ma nonostante si compie una rivoluzione. Il pensiero cavalleresco che era andato via via ristringendosi, dimagrandosi, diventando smilzo, gretto e meschino, quanto più si allontanava dalle sue origini, ora riprende ad un tratto il suo antico splendore, si rimpolpa di immagini, si rifa di sangue, si riscalda di vita. Noi non crediamo che questo fosse uno sviamento, come ha detto un egregio moderno, nè crediamo potersi dire che l'arte italiana nascesse nelle scuole, fra San Tommaso e Aristotele, tra San Bonaventura e Platone (1). E le prove di ciò abbondano, in tutto il periodo che antecede a Guido Cavalcanti ed a Dante, i due veri e solenni fondatori dell'arte. Prima di essi tutto è preparazione; i varii elementi dell'arte futura si agitano tuttavia, si urtano, si combattono, non è sorto ancora l'ingegno sovrano che sappia armonizzarli, traendo da ognuno di essi la parte buona e vera, e rigettando la falsa e l'esagerata. Se così non fosse, noi dovremmo considerare tutte le scuole poetiche del secolo XIII prima del 1280, come altrettanti sviamenti, perchè in nessuna è completo il concetto dell'arte. Ma allora, come da tutti quegli sviamenti poteva poi germogliare il fiore della poesia del soavissimo Guido, alla quale certo non manca l'ingenuità del sentimento popolare, e neppure la elevatezza del sentimento filosofico? Se noi invece consideriamo il tempo anteriore al Cavalcanti come apparecchiamento a lui ed al suo grande amico; se da Ciullo d'Alcamo a Guittone, da Ciacco dell'Anguillara al Guinicelli, da Folgore e da Buonvicino a Jaco-pone, noi andiamo seguendo i varii atteggiamenti dell'arte italiana in quel fecondo e multiforme periodo, troveremo chiare le ragioni del quasi improvviso e stupendo svolgimento ulteriore. Uno sviamento vero potremmo forse trovarlo ne' si-cul., e ne'continuatori toscani della scuola provenzale. Ma, poiché tutto si collega logicamente ne'fatti umani, quello sviamento produsse prima una reazione, poi una modificazione col Guinicelli, utili all'arte tanto runa che l'altra.
Abbiamo già detto in parte in che consistesse questa modificazione. Guido, nobile
(1) Il signor De Sanctis, nella Star.'(della Lett. ItalI, 29 Caktoli. Letteratura italiana.
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