108 CAPITOLO QUarTO.
Ci voleva anima fiera a mandare al superbo Pastore di Roma co si 11 atte parole; nè la vendetta mancò. Ma clic ne importava a Jacopone? Sepolto in un carcere, carico di catene, il suo spirito vola a Dio, e questo gli basta. E sempre quel medesimo amore clie lo trascina, ora a cantare le sue dolcezze, ora a dispregiare il mondo, ora rimproverare gli uomini che si allontanano dalla via del cielo (1). E sempre quella stessa ispirazione che lo fa passare dalla lirica alla satira, dalla satira al dramma. Arriva un punto nel quale egli non si contenta più di effondersi in canti; egl> le\ fuori dall'anima sua gli idoli del suo amore, e vuole vederli muoversi, parlare, agire; se li figura in azione, ed ecco il dramma. Abbiamo di lui, per esempio, la Riparazione dell'umana natura (2), dove ci sono dodici interlocutori- Poeta, Giustizia, Misericordia, Padre, Figlio, Angelo, Maria, Virth, Doni, Beatitudini, Cristo, Uomo. Abbiamo Due apparizioni di Cristo risuscitalo (3), dov'è il Coro, il Poeta, Cristo e due suol discepoli-, abbiamo il lamento della Vergine (4), il Dialogo tra San Francesco e la Povertà (5); ed altri lavori simili. E così, lirico, satirico, drammatico, Jacopone riassume in sè la poesia religiosa del XIII secolo, e porta questo nuovo elemento a -l'arte futura (6).
Forse non tutti i canti attribuiti a lui sono suoi. Già fu notato come alcune delle poesie che si trovano nelle raccolte li Jacopone appartengano ad Ugo I'an-ziera da Prato (7); altre fu supposto che appartenessero ad un frate Francesco da Fabbriano (8); forse possono esservene di quelle composte da F. Angelo da Camerino (9). Ma ciò poco importa. Certo il Todino fu il più fecondo di tutti; egli ci
(1) \>cd. per es. Religiosità arrogante, Religiosità vana. Contro VIpocrisia, Contro i Lupaccini, Religiosità Superba etc., in ediz. Tresatti, pagg. 43- 56. — Vedi pure quella aci satira contro preti, frati e monache, intitolata Della santa povertà (pag. 37), di cui parla anche Ozanam (Poeti frane. 147).
(2) Pag. 83, ed Tres.
(3) » 319, »
(4) » 306, »
(5) » 347, »
(6) Non pochi si occuparono in Italia delle poesie di Jacopone, tra i quali ricorderemo il Mortara ed il Sorio. Nonostante crediamo che resti ancora da fare assai. Utili indicazioni sui manoscritti che contengono i suoi canti si hanno nel recente scritto di Boehwer, Prosasticcke neh. Angaben ùber mss., Druche, ecc., in Rom. Stucl.
(7) Cf. Crescimbeni, Comment. Volg. Poes., Ili, 118. — Quadrio, Slor. e Rag. d'ogni Poes. II, I, 474. — Ozanam, Poeti Frane, (trad. ital.) pag. 273.— Ivi il traduttore, signor P. Fanfa . pubblica alcuni cantici di questo Ugo da Prato: e non è senza importanza notare la somiglianza che hanno con queli di Jacopone: uno stesso sentimento ispirava i pensieri e, quasi, le parole stesse. Odansi questi versi:
A danzare m'infiammo tutto quanto Com' io 'n questo canto v' ho a mostrare, Ch' i' ball'e canto e rido con gran pianto . ..
Languisco per amore Del mio sovran dilecto: Nella mente e nel core Lo porto per affecto. Ardemi d'uno amore C' a trovar m'ha costretto: Dirò quant'è'1 diletto Quando lo concupisco.
(8) Quadrio, op. cit., I. c., pag, 172.
(9) Crescimbeni, op, cit., I. c., pag. 93.