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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   letteratura nell' italia 1)1 mezzo. 167
   Ma con questo noi non siamo ancora alle cose più singolari di Jacopone : egli è un mistico che dalla sua cella di solitario tien d'occhio anche al mondo, e ai potenti del mondo parla un linguaggio terribile; egli è un santo clie flagella i suoi papi, e non li crede davvero nè infallibili nè santi. Dopo aver fatto sentire la sua severa parola a Celestino V:
   Che farai Pier di Morrone1? Se' venuto al paragone, Vedremo il lavorato Che in cella hai contemplato; Se il mondo è di te ingannato Seguirà maleditione.
   Se se' auro, ferro o rame
   Proverai te in esto esame
   Bene è vita maledetta Perder Dio per tal boccone (1) ;
   eccolo rovesciare lo sdegno bollente dell'animo suo contro Bonifazio VIII; l'eremita si ta giudice tremendo del suo pontefice massimo:
   0 papa Bonifatio
   Molto hai jocato al mondo, Penso che jocondo Non te porrai partire.
   E non ti basta el lecito A la tua fame dura, Messo t'hai a robatura, Come a scheran rapine,
   Come la salamandra
   Sempre vive nel foco, Cosi par che lo scandalo Te sia sollazzo e joco.
   0 pessima avaritia Sete induplicata, Bever tanta pecunia Non essere satiata!
   Non trovo chi ricordi Papa nullo passato Chi in tanta vanagloria Se sia delectato;
   Par che il temer de Dio Derieto abi gietato, Segno è de desperato E de falso sentire (2).
   (1) Ved. nelle Note e documenti alla Storia di Bonifazio VIII, di L. Tosti, pag. 331.
   (2) Ibid., pag. 386 segg.