letteratura nell' italia 1)1 mezzo. 167
Ma con questo noi non siamo ancora alle cose più singolari di Jacopone : egli è un mistico che dalla sua cella di solitario tien d'occhio anche al mondo, e ai potenti del mondo parla un linguaggio terribile; egli è un santo clie flagella i suoi papi, e non li crede davvero nè infallibili nè santi. Dopo aver fatto sentire la sua severa parola a Celestino V:
Che farai Pier di Morrone1? Se' venuto al paragone, Vedremo il lavorato Che in cella hai contemplato; Se il mondo è di te ingannato Seguirà maleditione.
Se se' auro, ferro o rame
Proverai te in esto esame
Bene è vita maledetta Perder Dio per tal boccone (1) ;
eccolo rovesciare lo sdegno bollente dell'animo suo contro Bonifazio VIII; l'eremita si ta giudice tremendo del suo pontefice massimo:
0 papa Bonifatio
Molto hai jocato al mondo, Penso che jocondo Non te porrai partire.
E non ti basta el lecito A la tua fame dura, Messo t'hai a robatura, Come a scheran rapine,
Come la salamandra
Sempre vive nel foco, Cosi par che lo scandalo Te sia sollazzo e joco.
0 pessima avaritia Sete induplicata, Bever tanta pecunia Non essere satiata!
Non trovo chi ricordi Papa nullo passato Chi in tanta vanagloria Se sia delectato;
Par che il temer de Dio Derieto abi gietato, Segno è de desperato E de falso sentire (2).
(1) Ved. nelle Note e documenti alla Storia di Bonifazio VIII, di L. Tosti, pag. 331.
(2) Ibid., pag. 386 segg.