LETTE1UTUU V IlELL'ITALIA DI MEZZO. 105
canliòvs (1); nè certo facoltà poetica può negars a lui (2), uomo tutto di sentimento, e cosi profondamente innamorato della natura. Anche il cantico del Sole rimaneggialo poi chi sa come e da quauti , noi crediamo che uscisse quasi improvvisata >oesia dal .suo cuore, e troviamo un argomento di ciò nel meliori metro cui lo voleva •idotto da Fra Pacifico, docto istius saeculi poeta (3). Noi possiamo oggi sofisticare su un verso più lungo o più corto; possiamo lavorare col nostro coltello anatomico .pianto più e quanto meglio possiamo; ma riconducendoci col pensiero ai tempi del •loverello di Assisi, dobbiamo anche sentire la poesia di quel tempo e di quelle anime. 9 l'amore e la poesia (ha detto un moderno che di poesia s'intende) onde ridondava l'anima di Francesco, passò ne'suoi discepoli: in Bonaventura, il lirico del misticismo, il teologo innamorato di Maria Vergine ; in Jacopone che le astrazioni devote i-iveste di caldi colori e di sembianze anche troppo sensibili e materiali (4).
Strano uomo e strano poeta questo Jacopone da Todi. Cli'ei fosse pazzo noi non crediamo, se non quanto son pazzi tutti g)' uomini agitati da una veemente passione. E la passione sua fu l'amore divino, per la quale egli andò delirando anni ed anni. In lui non c'è arte, non c'è neppure il più lontano indizio di lavoro riflesso, quale per esempio possiamo trovarlo in Giacomino da Verona. In lui non c'è che sentimento, e così prepotente che spesso diventa demenza. Nulla può essere paragonato ai deliri ascetici di Jacopone; neppure quel solenne codice del misticismo del medioevo che è l'Imitazione di Cristo. Tutto per lui si fa argomento di canto: la povertà, la castità, le virtù teologali, le virtù morali, la circoncisione, l'epifania, l'eucarestia, san Francesco, la morte, santa Chiara, il giudizio finale, la nobiltà dell'anima, l'albero del divino amore, la teorica del giubilo, e mille e mille altri, che in verità sono senza numero. Ed in tutti egli porta la stessa foga, lo stesso impeto sbrigliato, quasi selvaggio quasi monomaniaco. La sua passione lo assorbe tutto, lo trascina con sè, non gli dà riposo, non lo lascia un istante. È un mondo che si agita in quel cervello, tutto un mondo di fantasie ascetiche, di sospiri, di lacrime, di ebrezza, di disperazioni, di furie. Tutte le cose egli le vede a traverso il suo prisma: in tutte porta la stessa agitazione febbrile. La poesia del misticismo cristiano doveva esssersi già abbondantemente sviluppata prima del 1268, quando Jacopo de'Benedetti si mutò nel povero pazzo Jacopone Le istorie diaboliche, le leggende paurose, correvano senza dubbio nel popolo. Ed anche a codesta sorgente attinse le sue ispirazioni il Todino. Ma non è li il suo forte. Egli non sa rappresentare nessun mondo esteriore, neppure quello infernale; la sua lirica e la sua drammatica stanno tutte dentro di lui, e scoppiano fuori in singhiozzi, in gemiti, in grida: sono quasi altrettante particelle della sua vita stessa che escono da lui coi suoi canti. Francesco d'Assisi aveva portato nel suo misticismo le idee cavalleresche, ed un soave sentimento della natura; Jacopone ci porta invece la sensualità del popolo; egli, poeta popolare che veste d'immagini sensibili, di colori infocati, l'amore, il mistico amore dell'anima sua. Egli si esalta fino a chiamar danza di spirito (5) i suoi rapimenti, e danze vertiginose erano davvero, nella quale passano e ripassano i santi, la madonna, il demonio, i vizii, i peccati, tutta la tregenda del mondo ascetico del medioevo. Manifestazione di codesto mondo erano già stati molti canti latini (0); Jacopone continuava la tradizione, ma portandovi una lingua nuova e sentimenti più vivi. Tanta è la forza di questo senti-
(1) Ved. in Affò, op. cit.. pag. 10, nota.
(2) Glie la nega l'Affò, francescano, savio critico, ma non buon giudice del suo santo fondatore.
(3) Ibid., pag. 54, nota. Vedi anche nota a pag. 56.
(4) Carducci, Rime di Dente, pag. 735.
(5) Ved. Le Poe&ie spirituali del Beato Jacopone, pubbl. da F. Tresatti, Venezia, 1G17, pag. 1024
(6) Cf. Ozanam, Poeti frane., 122.