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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   letteratura nei.l' italia di mezzo.
   103
   Varie poesie sono attribuite a Francesco d'Assisi. Narra la leggenda che nel diciottesimo anno della sua penitenza, quasi rapito in estasi dettò ad un suo compagno quello che fu chiamato il Cantico del Sole. Intorno ad esso due questioni si fanno: se sia veramente opera di Francesco, e se dettato in prosa od in versi. MAffò (1) risponde affermativamente alla prima questione, e negativamente alla seconda. I testi che contengono questo cantico portano però tali segni di rifacimento posteriore, e sono tra loro tanto discordi, da riuscire oggi difficile potere stabilire la verità. Non parliamo della forma data dal Crescimbeni (2), che lo dice « scatenato dalla prosa e purgato dall'ortografia di quella. » Ma le varie lezioni riferite dallo stesso Affò (3), oltre non concordare tra loro, sono evidentemente ammodernate. Nonostante, dire che in esse fino dalle prime parole si comincia « a cozzare con ciascheduna di quelle armoniche disposizioni di accenti che necessarie sono a far versi » (4), ci sembra eccessivo. È verissimo che nel seguito le difficoltà vanno crescendo, e la divisione diversi quale troviamo per esempio nell'opera dell'Ozanam (5) è così strana, arbitraria ed opposta ad ogni legge metrica, da confermare l'opinione sostenuta dall'Affò. Ma è poi certo che una divisione migliore non potrebbe farsi, specialmente prendendo a guida il testo dell'Archivio di S. Francesco d'Assisi, che si asserisce anteriore al 1255 (6)1? Chiunque legga codesta prosa ci sente qualche cosa che ricorda dei versi: le rime e le assonanze se non altro vi sono frequentissime ; nè forse anderebbe lungi dal vero chi la considerasse come una di quelle che furono chiamate prose numerose, le quali « rialzavano bensì coi numeri la prosaica umiltà, ma colle larghe licenze permettevano insieme al poeta di svolgere il proprio soggetto senza incontrarsi nell'obbligo di gittare il pensiero entro uno stampo ricorrente e prestabilito (7). »
   suoi pensieri, ora sua innamorata, ora sua sposa: le dava tutte quelle virtù che i trovatori attribuivano alle gentili donne da esse cantate ne'loro versi. »
   I suoi compagni egli chiamava Giullari del Signore : « ut irent simul cum eo por mun-dum praedicando et cantando laudes Domini, tanquam joculatores Domini — Cf. Affò, Disser. ie' cantici volg. di S. Francesco, pag. 55, nota.
   (1) De' cantici volgari di San Francesco d'Assisi — Guastalla, 1777.
   (2) Istor. della volg. Poes., I, pag. 112.
   (3) Pagg. 45. segg.
   (4) Pag 49.
   (5) Poeti frane, in Ital., pag. 267.
   (6) Intorno ad esso vedi una nota del Sig. P. Fanfani nell'opera cit. dell'Ozanam, pag. 51.
   ('7) Così il signor Galvani (Sulla edizione romana dei Reggimenti delle Donne, pag. 12).
   Ad ogni modo, tra tante divisioni tentate, di cui l'ultima è quella di Boehmer (Der Son-tiengesang v. Fr. d'Assisi, in Rom. Stud.), sia permesso tentarne una anche a noi, attenendoci specialmente al testo dell'Archivio di San Francesco d'Assisi, come il più antico. I vers. vengono parte endecasillabi parte alessandrini, e questa mescolanza in Francesco potrebbe essere anzi naturale. Poche parole abbiamo aggiunte, poche soppresse, poche corrette, come può vedersi da chi tenga il testo a riscontro. Qualche verso rimarrebbe zoppo, aia chi può dire che la colpa non fosse de'trascrittori de'codici?
   Altissimu onnipotente bon signore, tue so' le laude la gloria e l'onore. Onne beneditione se konfano a te solo, nullo homo ènc dignu de te mentovare. Laudato sie, signore, con tucte tue creature, spetialmente messer lo nostro frate sole lo quanle tu jorni e allumini per noi. ellu è bellu e radiante, e cun grande splendore