1G2 capìtolo quinto.
da lui e lasceranno il cattivo (1). Il pensiero rinvigorito a nuove sorgenti schiuderà inianto ali arte nuovi sentieri: e mescolate insieme le tre scuole, colle loro gradazioni, vedremo la lirica esplicarsi in nuove forme, vedremo anzi tutta la letteratura slanciarsi per altezze lino ad ora ignorate. Qui intanto abbiamo la poesia amorosa (popolare e cortigiana), la poesia politica , la poesia morale, la poesia burlesca. In questi umili principii è il germe dell'arte stupenda, che farà tra poco meravigliare il mondo. Guido e Dante sono già nati.
§ 2. umbria
Nel secolo XIII si operò in Italia un grande movimento religioso, il quale interessa anche la storia della letteratura. Noi non dobbiamo ora occuparci delle relazioni ch'esso ebbe coi fatti scientifici e politici del tempo; ma solo vedere come da quel movimento avesse origine un nuovo genere di poesia.
L'Umbria fu patria a Francesco d'Assisi e ad Jacopone da Todi.
Intorno al primo si è andato formando una leggenda, nella quale la fantas'a popolare ha certo lavorato molto, ma che pure deve contenere molti elementi veri, specialmente quelli che si riferiscono al carattere del suo eroe. Un sentimento fiv» della natura ed un cuore aperto alle più vive impressioni distinsero per certo codesto uomo, che chiamava fratello il sole, i lupi e gli uccelli, che amava i fiori e la musica, che si commoveva ai patimenti delle bestie, che insomma non respirava che affetto. 11 figliuolo di Pietro Bernardone con un animo cosiffatto rivolse all'amore divino tutte le sue facoltà; e trasportando in esso i sentimenti del tempo suo, divenne quasi un trovatore del Cristo, come il Gòrres lo chiama (2); ed in lui può dirsi che il misticismo e la cavalleria (3) si confondessero insieme.
(1) Una elassazione dei poeti toscani anteriori al 1280 resta a farsi, e sarebbe utilissima. Noi osiamo dar qui il risultato di alcuni nostri studi. Vedano poi e giudichino i maestri.
Ci sembra che appartengano alla scuola provenzale, Pucciandone Martelli dì Pisa, Betto Metteluoco, Gallo Pisano, Lemmo Orlandi, Jacopo Pugliesi di Pistoia, Pacino Angio-lieri di Firenze, ma questi due ultimi accennano ad avvicinarsi alla scuola che fu chiamata di transizione. Alla quale appartengono Bonaggiunta Urbiciani dì Lucca, Pannuccio del Bagno di Pisa, Meo Abbracciavacca di Pistoia, Chiaro Davanzali di Firenze, Ubaldo di Marco, Maestro Rinuccino. Bondie Dietaiuti, sebbene appartenga alla scuola medesima, è però superiore agli altri; Giovanni dall'Orto, Terino da Castelfiorentino, Meo di Bugno, accennano ad avvicinarsi alla scuola popolare. Guido Orlandi, Rustico di Filippo el altri appartengono alle due scuole insieme , di transizione e popolare, ossia hanno poesie da potersi classare nell'una e nell'altra. Alla scuola di transizione, ma in parte modificata appartengono quelli che il Trucchi chiama Trovatori della transizione. La Compiuta Donzella si avvicina alla scuola popolare.
(2) Nell'opera Saint Frangois troubadour.
(3) Scrive Ozanam (Voeti Francese, in Italia, 37, 38): « Quella vita religiosa di Frati Minori per lui era un'altra cavalleria errante, istituita anch'essa per raddrizzare i torti e per difendere i deboli____Ogni volta che gli accadeva di lodare qualcuno de'suoi discepoli cui preferiva agli altri per lo zelo e per la santità, diceva: questo è un paladino delia Tavola Rotonda .... Come non v'era cavaliere che a dama non servisse, così bisognava che la sua dama avesse Francesco .... e questa fu la povertà ... La chiamava la donna d'