1HS CAPITOLO QUINTO.
S'i' fossi papa, allor stare' giocondo, die tutti i Cristian tribolerei; S'i' fossi imperadore, io lor farei Tagliare a tutta gente il capo a tondo.
S'io fossi morte, io n'andrei a mio padre; S io fossi vita, non stare' con lui, E similmente farei di mia madre.
S'i' fossi Ciecco, come so' e fui,
Vorre' per me le giovane leggiadre, Le brutte vecchie lascierei altrui.
Sono poeti burleschi, è vero, ma che monta1? Sotto quella burla c'è un pensiero spesso di dolore o di rimprovero o di sdegno, c'è qualche cosa che fa parte dell'animo stesso del poeta. I Siculi ed i seguaci della loro scuola nei loro bàgaiemens poétiqucs (come li ha chiamati il Ginguené) non intendono che a vestire di polpe uno scheletro di pensiero che trovano fatto, che s'i inpone a loro, che sta là fisso uguale per tutti. Invece nei poeti popolari della Scuola Toscana la soggettività non manca mai; essi vanno poetando, come canta l'uccello, quasi senza rendersi conto del loro lavoro artistico. Ogni motivo che li agiti, e' lo vestono di note, e prendendo l'intonazione dal popolo. Ma perchè questa intonazione è sempre burlesca? Perchè la burla ed il riso sono il linguaggio favorito del popolo, pel quale furono sempre veri quei due versi di Rabelais
Mieulx est de ris que de larmes escripre, Pour ce que rire est le propre de l'homme.
Osservate bene però quel riso: spesso e'non nasconde che il dolore : l'anima piange, e ride la bocca. Trovate, di grazia, o vero riso o lacrime vere nel Notaio da Len-tino o in Guido delle Colonne! Le risate invece di Folgore saranno troppo sgangherate, troppo grossolane, troppo plebee, ma sono naturali: il poeta v'insegna a godere la vita, a goderla in tutti i modi possibili; non s'arrampica sulle torri merlate d'un castello feudale, a vagheggiare una donna che non ha veduta mai, e che forse non esiste ; ma sta giù in mercato, se si vuole, ma tra belle donne e donzelle, tra feste, tra conviti, tra amori. Egli ha un mondo suo proprio, e lo rappresenta al di fuori. Che diritto abbiamo di chiedergli perchè siasi servito di certi color, piuttosto che di certi altri ? Tanto più quando vediamo che quel medesimo colorito ha tante sfumature, che può dal Gemignanese (1) arrivare sino all'Angiolien %
Chiaro è: la forma burlesca non è che cosa accidentale qua dentro: il poeta dice ridendo cose che lo fanno piangere: ridendo, ammestra, corregge, morde, maledice , giovandosi dell'ispirazione popolare e tenendosi stretto alla natura, o sia attingendo alle due eterne sorgenti d'ogni poesia vera. Il suo canto ha oggi forma giocosa, ma codesta forma anderà svolgendosi. Noi siamo sempre in un pei todo quasi direi embrionico : si vuol demolire il vecchio edilìzio , non si è anche sicuri del modo onde convenga edificare il nuovo. Ci sono due attrazioni, due forze: l'arte ondeggia tirata di qua e di là. Di questo ondeggiamento noi abbiamo prove chiarissime. Che cosa di più popolare del sonetto di Rustico di Filippo
(1) Nello stesso Folgore l'arte si eleva notabilmente in altri sonetti, in quelli ad es.:
Cortesia, Cortesia, Cortesia clamo; Guelfi per fare scudo delle reni-, Così faceste voi o guerra o pace.
Ved. Poet. del primo sec., II, 168, 194 e segg.