FATTI CHE APP VRECUIIIARONO LE PRIME MANIFESTAZIONI, ECC. 43
copi: ed ecco i Provenzali essere i poeti della natura, e quasi sempre cominciare colla descrizione della primavera, e seguire con quello che v'abbia più d'incantevole. Vedono essi in questa stagione tutto l'innovellarsi e parlar d'amore, e prima la espongono; e se non lo fanno come Lucrezio, certamente il fanno si veramente che l'animo ti ride nel leggere : poi parlando alla loro donna la invitano ad esser pietosa, ora che tutto inchina alla pietà, e a quella dea senza la quale ncque fit laelum, neque amabile quicquam. Sentono il canto dell'usignuolo, e questo è il maestro del loro canto, fanno a prova con lui, e dicono che in mezzo a tanti liori, laghetti, frescura, in mezzo, dicendola con Dante, a tanto riso dell'Universo, essi non ponno che cantare. L'amore insegna loro le note, la loro donna ne è lo scopo, la pregano e lodano per tutte le vie, se le dicono fedeli; e se sono in Soria e Terra Santa a dar la vita per la croce, si fanno incontro a tutti i peregrini, e li addimandano se vengano dalla parte della amata, e voltandosi verso la patria, sebben lontana, e immaginando la dama, par loro di sentire di quel verso un olezzo di fiori ed un'aura di paradiso.
Or quali erano i costumi di tali poeti? Il trovatore è sopra a tutto un artista, ed un artista lirico, che spesso sa mettere in musica le sue stesse poesie, e sa cantarle, accompagnando il canto col suono. Egli risiede alla corte, e vive coli'arte sua, qualunque sia la sua condizione, appartenga egli alla nobiltà di secondo ordine, od esca dalle file della cittadinanza, o abbia sortito poverissimi natali. Solo il grande signore si dà all'ari de trobar per puro amore di essa. Ma lascia che altri cantino e rivaleggino con lui. Accanto al conte Ebles di Ventadour noi troviamo quel Bernardo di Ventadour, uno dei trovatori più famosi, il quale avea l'incarico di scaldare il forno al castello del suo nobile padrone. Dietro al trovatore, viene il suonatore, il giullare (jongleur, prov. joglar, da jocus), che seguita il poeta di corte, e lo accompagna col suono del suo strumento, o va solo, girando di corte in corte, suonando e cantando poesie imparate a memoria (1). E non canta solamente, ma fa il ballerino, il saltimbanco, e cento altri mestieri (2).
Dove e come vive tutta questa turba di trovatori e giullari? Rispondiamo colle parole stesse di Diez: « Les chàteaux des rois et des princes, les manoirs des nobles, tels étaient les points de ralliement, des poétes de cour et des jongleurs, l'arène ouverte à leurs talents. L'esprit chevaleresque tenait à devoir de ne jamais fermer au voyageur le seuil hospitalier, d'offrir bel et bon accueil aux chevaliers errants et à Pordre ent.ier des chanteurs. Pour entretenir ces eccellentes dispositions, les poétes n'épargnaient aux Cresus du siècle, ni louanges ni exhortations. Aussi le proverbo: donner est plus noble que recevoir, revient il à tous propos dans leurs euvres. Daudes de Prades dit de lui mème: ma profession est de faire du bien aux braves, d'honorer les jongleurs, d'aimer la jeunesse et de donner avant qu'on me demande (3). Arnaut de Marsan oonseille à un jeune noble de résider dans un beau chàteau, sans portes ni verrous, et de fermer l'oreille aux malveillants qui l'exhorteraient d'y
(1) «Un ofiìce essenuel dos jongleurs, c'etait de voyager à la suite des poétes de eour, mexperts en musique, pour le seconder en qualité de chanteurs ou d'accompagnatcurs, ou bien encore de produire dans les cours les compositions emanées d'illustres troubadours, lesquels ne pouvaient aller mendier largesse. Cette remarquable solidarieté entre le poéte et le niusicien, constitue un des traits caracteristiques de la poésie provengale, car elle ne se retrouve nulle part ailleurs dans la niéme extension. Chaque poéte prenait à son servicc un ou plusìcurs jongleurs. Outre les ehansons des troubadours, les jongleurs dé-bitaient des récits versiliés dont une incroyable quantité etait devenue populaire en Pro-vence » Diez, op. cit., pag. 41, 43.
(2) Cf. Diez, op. cit. pag. 44.
(3) Ioios soi eu et ai mestier De far plazer a bona gen, D'onrar joglars, d'amar joven, De dar enans qu'ora a mi quier.