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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   504 libro secondo — parte li. — racconto. i prosatori.
   Verona le lettere ad Attico, a Quinto e a Bruto, e poco dopu in Vercelli quelle ad Famil. Di queste ultime sussiste ancora il codice originario (del s. XI), e la copia del Petrarca; delle altro non resta che la copia fatta per la massima parto dal Petrarca, la quale ha correzioni di Coluccio Salutato, e alcuni codici posteriori di altra fonte. Si vegga i Prolegomeni dell'Orell) alla seconda edizione di Cìc.; e il Boissier (sur la manière dont furent recuilLes et publiées lettres de Cicéron. Paris 1863) , e il Nako (Historia critica M. Tulli Cic. epistolarum, Bonn 1861).
   Edizioni di tutte le lettere collocate cronologicamente ve n' è di Schiitz (Halle 1800), Luneraann (Gòttingen 1820), BentivogUo (Milano 1826 segg.), Billerbeck (Hannover 183(1).
   Delle traduzioni tedesche va notata quella di C. M. Wieland (Zurigo 1808-1881, voi. VII); traduzione classica italiana è quella, tutta piena di pedanterie quanto alla lingua, del P. Cesari (111. Edizione, Milano 1845, 3 voi. in-8.°).
   § 93. Plinio il giovane.
   Al contrario delle lettere di Cicerone, quelle di Plinio sono evidentemente scritte per il pubblico. Tutte le persone che nomina, se non son morte o esuli, sempre, salvo una o due eccezioni, le loda; e di tutte quelle che biasima tace il nome. Il che non può solo esser derivato dalla naturale sua indulgenza e mitezza, la quale gli facea dare il biasimo « tamquam amicos ex omni occasione ultra morlum lau-det » (1), ma deve esser appunto provenuto anche dal riguardo e dal riserbo che maggiore si suole avere quando si tratta di persone avanti al pubblico. Oltreché, la forma è accuratissima; e l'intento di. fare delle sue lettere altrettante opere d'arte addirittura, Plinio lo fa scorgere anche in ciò, che ciascuna sua lettera ha un soggetto unico a sé, vale a dire è o una lettera di raccomandazione o di condoglianza o di qualche question morale e cosi via. Ed infatti la raccolta che abbiamo, in nove libri, l'ha pubblicata egli stesso. Dice di non aver badato a dis-porle cronologicamente; ma nel fatto si osserva un discreto ordine cronologico cosi tra libro e libro, come tra lettera e lettera d'uno stesso libro. I vari libri furono l'un dopo l'altro pubblicati, dal 96, a quel che pare, al 109 a. C., prima della andata di Plinio in Bitinia. Ai nove libri fu poi aggiunto un libro, che a torto fu chiamato decimo, il carteggio cioè tra Plinio, quando era in Bitinia, e Trajano. Pubblicato nel secolo decimosesto, tratto da manoscritti ora perduti, e non ritrovantesi mai nei manoscritti dell'Epistolario» pliniano, fu non senza qualche apparenza di ragione preso in sospetto. I posteriori editori ne turbarono l'oroine, ponendo prima le lettere di Plinio senza risposta, e dopo quelle accompagnate della risposta di Trajano; ma altri han poi ripristinato l'ordine originario.
   (1) Ep. VII, 28, I.
   Bibliografia.
   L'unico codice completo è il Mediceo del secolo X. Dalla stessa fonte deriva il Vaticano del secolo X, contenente solo i primi quattro libri. Gli altri son tutti più recenti.
   Edizioni speciali delle lettere sono: l'edizion principe, incompleta, che è veneta del 1471 ; la prima completa, l'Aldina del 1508; poi quella di Gruter (1611), Veenhusen (Lugd. B. 1669), di Corte e Longol (Amsterdam 1734); di Titze (Praga 1820). Una scelta con note vi è di Herbst (Halle 1839); e con commenti di Doering (Freiberg 1843).
   Tra le edizioni generali di Glinio vanno notate quella di Enrico Stefano con note del Casaubono (1591 Parigi), quella di Boxhorn (Lugd. Bat. 1653), di Gesner (Lips. 1739 e 17(0; cum notis variorum per Schafer 1805), di Gicrig (Lips. 1806), e l'edizion grande di Keil, gon inoex nominimi di Momrasen, (Lips. Teubiur 1870).