capitolo iv. — gli epistolografi. 503
sciando stare l'egual numero di libri, che pure non può esser casuale; si vede che chi ha fatta l'una ha mirato all'altra, perchè, salvo due insignificanti eccezioni (6), l'una esclude affatto da sè le lettere contenute nell'altra.—Difficile è determinare la relazione che debba ammettersi tra l'attuai breve raccolta generale e la per noi perduta serie di ampie raccolte speciali, di che abbiam più sopra toccato: chi crede sia quella un compendio di quest'ultima (cosa assai improbabile, giacché sarebbe davvero strano che di parecchi libri di lettere a personaggi importanti, per esempio dei quattro libri ad Fompeium , non si credesse di doverne estrarre altro che, mettiamo, una lettera, la settima del libro quinto ad Fara.), e chi invece opina che le raccolte speciali siano state messe assieme dopo, con ciò che la breve raccolta generale aveva emesso. A nostro vedere il mancarci interamente l'uno dei termini del paragone ci rende impossibile d'adottare nessuna opinione in proposito.
2) ad Atticum ; libri sedici, contenenti anche qualche lettera di Planco a Capitone e a Cupiennio. Oltre le nove lettere che cadono nel tempo anteriore al consolato , le rimanenti vanno dai 893 sino a pochi mesi prima della morte. L'ordine cronologico , del resto, è nella raccolta mediocremente seguitato. La pubblicazione — senza, beninteso, le corrispondenti lettere di Attico — eseguita sol dopo la morte di questo (la qual fu il 722 di R.), era però dì già per opera di lui stesso preparata. Son queste lettere importantissime per il perfetto obblìo con cui Cicerone gliele scriveva, giacché « ego tecum tamquam mecum loquor » diceva eg'.i stesso ad Attico (7).
3) ad Quintvm frairem; libri tre contenenti ventinove lettere riferibili solo agli anni 694-700 di R. Per la forma come pel valore del contenuto . non vi è tra asse, e quelle delle altre raccolte, differenze sostanziali. C'è soprattutto notevole la prima, lunga lettera, ove Cicerone dà conto di tutta la sua gestione della provincia che avea dovuto governare. — Per solito alle opere di Cicerone va congiunta una lunga lettera a luì diretta dal fratello Quinto de petitione consulatus, beninteso all'occasione clie Cicerone aspirava al consolato (8).
4) ad M. Brutum. Son due libri di corrispondenza fra M. Bruto e Cicerone. Lo lettere compi esevi sono in gran disordine. Il libro poi che si dice ora secondo perchè è stato pubblicato dopo dell'altro, è però relativo a tempi anfer.ori a quelli dell'altro, cioè del primo. Sì è conteso molto fra gli eruditi della autenticità di questa corrispondenza; C. F. Hermann l'ha in molti scritti calorosamente difesa, l'ha combattuta A. G. Zumpt ; Orelli, Niebhur, Fr. Hofmann fanno gran differenza tra il primo e il secondo; con isvantaggio, s'intende, di quest'ultimo. Certo però che argomenti molto decisivi contro l'argomento in quistione non si sono trovati. Sicura invece è l'apocrifia della lettera ad Octavianum, che nel codice mediceo sta con le lettere a Quinto e quelle ad Attico.
(1) Vedi Front, ad M. Antonin. II, 5, p. 107 ed. Naber.
(2) V. Cic. ad Att. XVI, E in fine.
(3) ld. ad Fam. XVI, 17.
(4) Sono raccolti presso Orelli, IV 2, p. 461-468 = 968 — 974 della edizione seconda (cfr. C. Halra, Boitràgo zu d. eicer. Fragni. p. 31 seg.), e meglio presso Baiter-Kayser, XI p. 38-50.
(5) V. Plut. Vit. di Cic. 24.
(6) Cioè Fam. Vili 16 t=[ Att. X, 9 A; Fam. IX, 14 — Att XIV, 17 A.
(7) Ad Att. Vili, 14.. 2.
(8) Il manoscritto più antico ne è il berlinese del sec. Xl-XU. Oltreché nelle edizioni delle opere di M. Tullio, fu edita anche a parte; p. eo. da Hoffa (Lipsia 1837). Cfr. Qu. Cic. reliq. per BuecLler (Lipsia 1869, 70 pp.), e Tijdemcn, in Q. C. de petit, cons. adnot Lugd. Bat. 1838 seg.
Bibliografia.
Le lettere non ebbero la stessa voga delle allre opere di Cicerone, per cui non c'è da aspettarsi gran copia di manoscritti. Fu Tetrarca clie le risuscitò, trovando l'anno 1345 in