capitolo iii. — i romanzieri. 501
(8) L'opera prese un certo credito nel medio evo, e una parte ne fu tradotta anche in anglosassone.
(9) Ciò che sfuggì a S, Agostino, il quale, vedendo un racconto in prima persona, credette che l'autore parlasse di sè stesso. V. August. De Civ. Dei, XVIII, 18.
Bibliografia.
Il mss. più importante delle opere di Ap. è il Fiorentino 3 del s. XI. — L'edizione principale è la romana del 1469. Poi v'è la bolognese col comm. del Beroaldo (1500), quella di Leyden con note del Colvio (1583), e quella pure di Leyden con note di parecchi, in due voi. in-8.° (1614), e di Leyden pure quella di Bosscha, con note di Ouden iorp (1785-1823,3 voi. in-4.°). Notevolissima è l'ertiz. di Hildebrand (Lipsia 1842). La tradusse in francese, con note, Bétolaud (Paris 1835-6, e 2a ediz. 1862). — Il mito di Psiche e Amore fu edito da Orelli (Zurigo 1833) e da Jahn (Lipsia 1855).
Citiamo Erdmann, de Apulei elocutione, Stendal 1864; Krotschmann, de lat. Ap. Konigs-berg 1865; Cavallin, de L. Ap. script, latino adversaria, Lund 1857; Goumy, de A. fabular. script, et rhetore, Paris 1859.