50U LIBRO SECONDO. — PARTE II — RACCONTO. I PROSAToRL
Fu del resto uomo attivissimo, e, benché non immune da un po' di vanità e da adulazione pei grandi, ricco di buone qualità. Fu capace dì scrivere e in greco e in latino, e si provò in ogni genere di soggetti e di componimenti: « praeoptare » me fateor, dic'egli (4), uno chartario calamo me reficere poomata omne genus, » apta virgae (5), lyrae, socco, cothurno, item satiras ac griphos, item historias » varias rerum, necnon orationes laudatas disertis, necnon dialagos laudatos phìlo-» sophis, atque haec alia et ejusmodi, tam graece quam latine, genuino voto, pari » studio, simili stilo ». Naturalmente però nel suo latino ci si senti sempre l'Africano; e sempre ci fu il fare manierato, troppo figurato, e troppo tendente ad accogliere modi non prosastici, tolti persino ai poeti comici. « In urbe latia advena », com'egli dice (6), « studiorum quiritium indigenam scrmonem, aeruiunabili labore, » nullo magistro praeeunte, aggressus exeolui. En ecce praefamur veniam, si quid, » exotici ac forensis sermonis rudis locutor, offenderò »-
Molti scritti di Apuleio sono andati perduti, e in versi e in prosa. Avea fatte poesie scherzose che egli stesso dice Ludicra ; un inno in greco e latino ad Escu-lapio con innanzi un dialogo anch'esso bilingue; una poesia paneg'rica sopra Orfìto, luogotenente d'Africa. Due volte trovasi citato da Prisciano un Phaedo, l'una volta anche con l'aggiunta de anima, e forse era una redazione latina del diaiogo platonico; e qualche cosa di simile potè essere il de republica che cita Fulgenzio (dato che il testo di lui sia genuino); un primo libro di un Ilermagoras, che non si capisce cosa fosse, cita più volte Prisciano; e Carisio un secondo libro d'uno affatto ignoto scritto de Proverbiis ; e ancora Prisciano un' Epitoma historiarum. Si trova anche di Apuleio citato un libro sull'aritmetica, secondo Nicomaco; uno sulla musica; e perfin sopra soggetti astronomici. Prisciano cita i Medicinalia, Servio un de arbo-ribus. Ad Apuleio vennero anche attribuite in tempi posteriori parecchie opere, di cui, per quanto si scorge dai frammenti che ne restano, non lo si può ritenere autore 3 come V Iiermetis Trimegisti Asclepius, dialogo sulla divinità e sulla natura, sul mondo e sull'uomo, che S. Agostino cita, ma senza riferirlo ad Apuleio, anzi come traduzion latina di cosa greca (7); e come pure VHerbarium, o De virtuti-bus herbarum, ossia delle virtù medicinali delle piante (l'autore della quale opera, sino a noi pervenuta, è ora tenuto un qualche africano uel quarto o quinto secolo d. C.) (8); e come pure Analmente YApvUeius Platonicide remedtts salutaribus (estratti dei libri XIX e XX di Plinio), e la Ratio Sphaerae Pythagoricae e la Physiognomia.
Quel che veramente ci rimane di Apuleio è, oltre le due opere retor che di cui a suo luogo si è trattato, e le opere filosofiche di cui pure a suo luogo si tratterà, il libro intitolato Metamorphoseòn seu de Asino aureo libri XI. Quest' opera fu scritta certo dopo l'Apologia, è sul fare delle favoie milesie, ma con ur intento più serio. Imita il Aov'xio; % ovo? di Luciano , e non già da quel supposto Lucio di Patre, che si suol addurre. Il protagonista del romanzo è un giovane Luc'o, e l'autore mette in bocca a lui stesso la storia (9). Lucio, per aver voluto in Tessaglia imparar la magia., fu mutato in asino; e così affronta mille singolari avventure, finché ricorre ai misterii e ritorna uomo, e miglior di prima. Ci son poi belli epi-sodii, come i misteri d'Iside, il mito di Amore e Psiche; nella trattazione del quale ultimo deve l'autore aver avuto presente qualche originale greco. —
(1) Vedi Ivfet. XI, 28.
(2) Vedi August Ep. 138, 18; ed altrove. Vedi pure Lactant. Inst. V, 3, 7.
(3) Vedi Met. XI, 14.
(4) Vedi Florid. 1, 9. Cfr. Ibid. IV, 20; e Apol. 4, e 36.
(5) Yirga, come ognun può intendere, ò pdfiSo? dei rapsodi, quindi accenna alla poesia epica.
(6) Vedi Met I, 1.
(7) De Civ. Dei, Vili, Cap. 22 e 23.