CAPITOLO III. & fvo ufi: jy^ zvr z teih i
§ 90. Petronio Arbitro.
Di un venti libri era forse il romanzo di Petronio , di cui non ci restano ora che degli estratti, del libro XV e XVI, a quanto pare. Era un romanzo del genere della satira menippea varroniana, prosa, cioè, infarcita di poesia. Nella parte che ce n' è rimasta si suppone che parli un certo liberto Encolpio, descrivendo le avventure toccategli.in un viaggio fatto assieme a un altro liberto, Ascillo, e al puer di costui, Gitone. Sidonio Apollinare (1) accenna ad avventure occorse a Marsiglia, ma in quel che del romanzo petroniano ci resta non parlasi che di cose accadute nell'Italia meridionale, specialmente in una colonia della Campania, Napoli forse o Pozzuoli, ed in Crotone. Il tempo immaginato è quello di Tiberio, ma v'entrano pure allusioni a personalità dei tempi di Caligola e di Nerone. I caratteri vi sono finamente rappresentati, e si rilevano bene anche nel modo come parlano : Encolpio tiene un modo famigliare, ma colto; gli altri hanno un fare popolano, danno in mille proverbj, storpiature, iperboli, solecismi, arcaismi, ed anche, stante la località mezzo greca a cui i fatti raccontati si riferiscono, in molti grecismi. I brani poetici sono perlopiù messi in bocca a Eumolpo, poeta senza gusto; come particolarmente la presa di Troja (Trojae halosis, cap. 89) in 65 senarii, e la guerra civile (beli, civile, cap. 119-124) in 295 esametri.
I manoscritti, che contengono gli estratti dell'opera, la quale molto si ha a deplorare di non avere intiera, hanno in fondo le stesse lacune e gli stessi errori, epper-ciò devon rimontare a un solo archetipo. Uno di cotesti codici però, scoperto a Trami in Dalmazia (Traguriensis, del s. XV) non prima del 1662, venne a farci conoscere un brano importantissimo che prima era ignoto, vale a dire la famosa Cena Tri-malcliionis. È una descrizione satirico-umoristica, che ha tutta l'aria di una parodia ma può pur avere un fondo d;. verità storica, di una cena straordinariamente splendida, ove sarebbero stati imitati Encolpio e i compagni, in un podere presso Cuma, da un ricchissimo Trimalcione. In costui alcuni eruditi stranieri han voluto veder rappresentato l'impera tor Claudio oppur Nerone; e qualche erudito italiano ha creduto scorgerci il tipo dei padre di famiglia ; mentre è evidentissimo che d'altro non si tratta se non d'un parvenu, il quale si compiace di far gran mostra di ricchezze, e cercando ne'suoi discors atteggiarsi ad uomo saputo dà .mille prove di una ridicola ignoranza.
II titolo originario dell' opera era Satiroe, ma in più manoscritti trovasi Sati-riccm II nome dell'autore che va unito è Petronio Arbitro, a cui va aggiunto alle volte il nome Afranius, certo erroneamente. Tutto fa intendere che l'opera dev'essere stata composta sotto Nerone; sennonché chi fosse Petronio, di che paese e di cbe epoca, noi non sappiamo in niun modo. C' è in Tacito (2) un C. Petronio, che lo storico dice essere da Nerone stato obbligato ad uccidersi, nell'anno 66 d. C.; e
che, secondo egli racconta, passava i giorni a dormire e le notti a spassarsela in tutti i modi, e del gcdere se n'era fatto come un'arte, squisitamenie e di proposito coltivata. Fu, prosegue Tacito, proconsole in Bitinia, e poi console, e se la cavò veramente assai bene; ma poi tornò al dolce far niente, e divenne .1 gran diret-