capitolo li. —» gli oratori ed i retori.
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293 Un altro autore è Euraeuio d'Autun, elle fu segretario alla corte di Costauzio Cloro ed accompagnò questo nelle sue spedizioni, e dopo tornò maestro di eloquenza a Autun, Quattro orazioni gli sono atcrbuiie nella raccolta; l'una prò instaurandis scfiolis Augustodimensibus, specie di prolusione letta il 296: la seconda è un panegirico all'imperator Costanzio per parte della città di Trier, ove fu tenuto il 297, per la vittoria da lui riportatala Brettagna; la terza è un panegirico detto in Trier per Costantino Augusto il 310; la quarta è una Gratiarum actio Conslantino Augusto Flaviensium nomine, per ringraziamento della città di Autun ai benefici di Costantino, tenuta a Trier il 311. Eumenio in tutt. codesti scritti ci appare uomo colto, pagano, e non eccessivo adulatore. — D'incerto autore è il panegyricus Maximiano et Con-.stantino dictus, (elle nella raccolta ha il numero Y), tenuto, pare, a Trier verso il 307 di C. per le nozze di Costant io Auguste con Fausta, figlia di Massimiano. Come pure incerto è l'autore del panegyricus Constantino Augusto dieta,s, tenuto a Trier il 313 di C. quando Costantino tornava dalla vittoria di Massenzio.
Di Nazario, professore di eloquenza a Bordeaux, è il panegyricus Constantino Augusto dictus (IX), tenuto a Roma il 321 di C. Di Mamertino é l'orazione (X) prò consuiatu gratiarum actio Juliano Augusto, tenuto il 362 di C. Il panegyricus Theo-dosio Augusto dictus (XI) fu tenuto il 391 a Roma da Latino Pacato Drepanio, di Bordeaux, amico d'Ausonio, e salito fino al grado di proconsole. Egli serba una certa temperanza nelle lodi, e mostrasi assai ricco di conoscenze circa la antica letteratura classica L'ultimo panegirico della collezione è in versi, di Flavio Cresconio Corippo. Si trova talora unito anche quello di Ausonio a Graziano Augusto, imitazione non molto felice di quel di Plinio (1).
Di Magno Felice Ennodio , vescovo di Pavia, è il panegyricus rege Ostrogo-tliorum Theodorico dictus, molto adulatorio. Perduto è quello di Paolino, vescovo di Nola, per la morte di Teodosio il grande. E pur di specie panegirica sono per la più parte i frammenti trovati dal Mai, di otto orazioni di Q. Aurelio Simmaco. Nulla resta dei panegirici che Cassiodoro dice aver tenuti, ove non sien da attribuire a lui alcuni frammenti che il Mai e qualche altro han trovato e han creduto di potere a lui ascrivere.
Si hanno poi molti estratti e commentarli di dottrine rettoriche, i più de'quali trovati recentemente nei manoscritti, e che lungo sarebbe l'andare enumerando. Ci basta il citare il Commentario di C. Mario Vittorino ai libri de inventione di Cicerone, l'Ars rethorica di C. Giulio Vittore, e quella di C. Cirio Fortunaziano.
(I) Numerosi sono i mss. dei Panegyrici veteres, ma son tutti dallo stesso archetipo, e non van più in là del quattrjcento. L'edizione più antica è la viennese di Cuspiniano (1513), e notevoli assai son quelle di Jaeger (Norimberga 1779, 2 voi.), di Arntzen (Utrecht, 17901795, 2 voi.), di Valpy (London, 1838) — Vedasi Eyssonhardt, Lectiones panegyricaì, Berlino, 1807.