496 libro secondo. — parte li. — racconto. i prosatori.
barono i suoi discepoli, anche sul treno, ne fa fede che dovesse egli avere molte buone ed attraenti qualità di animo.
Frontone era pazzo per l'arcaismo, perciò prediligeva Plauto, Ennio, Catone, Gracco, Lucrezio, Laberio, Sallustio. Ebbe in grande odio Seneca. Per Cicerone ebbe stima, ma non se ne contentava, chè gb pareva troppo semplice, e troppo alieno dall'usare voci e maniere ricercate e di effetto, che era invece la fissazione sua. « In omnibus ejus orationibus paucissiraa admodum reperias insperata atque inopinata verba, quae nonnisi cum studio atque cura atque vigilia atque multa veterum carininum memoria indagantur ». »
Dell'orazioni recitate da Frontone, massimamente dei panegirici tenuti in Senato, nulla ci resta. S) sono bensì, assieme alle lettere, scoperte alcune piccole tesi, neanche intere del resto, come Laudes fumi et pulveris, Laudes negligentiae, Arion, Principia ìiisloriae, frammento ove si confrontano le imprese di Trajano con quelle di Vero, De Bello Partitico, diretto a M. Aurelio, due lettere a questo istesso De elo-quentia e De oraloribus, e qualche altra cosa di slmil genere. Ma il più importante è la corrispondenza tra Frontone e M. Aurelio in cinque libri, e i due libri di corrispondenza tra Frontone e Antonino imperatore e due libri di epistole all'imperatore Vero, e una corrispondenza con Antonino Pio, e due libri ad amicos ed anche di lettere in lingua greca. Il contenuto di tutto un tal epistolario è più o meno attinente alla rettorìca, senza dire poi che la forma è da retore addirittura: per tutto ciò si è creduto doverne far cenno qui. Non a torto fu detto che forse meglio sarebbe stato per la fama di Frontone se cotali sue opere fossero rimaste sepolte, anziché tratte alla luce, come furono, da Angelo Mai, che parte ne cavò dall'Ambrosiana, parte dalla Vaticana (3).
Anche Apulejo fu declamatore. Ci resta di lui un 'Apologia, che S. Agostino dice copiosissima et disertissima (4), ove sa difese dall'accusa di magia, che gli fu apposta (5). C'è anche una raccolta di estratti di orazioni e declamazioni di Apulejo, sotto il titolo di Florida. Chi fosse Veoscerptor, e di che tempo, non si sa; come pure ignorasi se la raccolta sia arrivata intera, e quando abbia subita la divisione, che non è origina^ a, in quattro cim i. Certo, il genere dei brani non è sempre lo stesso, e ie differenze accennano forse a notevoi differenze del tempo in che l'autore le compose (6).
(1) L'introduzione al Dialogo di Floro sulla questione « Vergilius orator an poeta » (!) fu trovata da Oenler in un mss. di Bruxelles, e pubblicata e comentata da Ritschl, nel Rhein. Mus. I, 1842, pag. 302-314.
(2) Si veda l.L Marres,^ FavoriniAretatemis vita, studiis, scriptis, Utrecht 1853,146 pp.
(3) La pubblicazione fu a Milano nel 1816, ed a Roma nel 1^23. Una ristampa della edizion milanese fu fatta a Franco forte il 1816, e meglio poi da Niebhur a Berlino nel 1816. Ora c'è la recensione di Naber (Lipsia Teubner, 1867, XXXVI-296pp). Vedasi Klussmann, Emendai. Fronton. Gòttmg 1871, 30pp.
(4) De civ. Dei, VITI, 19.
(5) Edizioni apparte del CasauDono (Heidelberg 1594); il Commentario del Gentile (Hannover 1607, 550 pp) Ediz di Krueger (Berlino 1861).
(6) Vedi Apulei Floridorvm quoe supersunt ed. Kriiger (Berlino 1865/; Goldbacher, de Ap. Fior, origine (Lipsia 1867) ; Jeltsch, de apul Floridis (Breslau 1868).
§ 89. I Panegiristi.
Abbiamo una raccolta di panegyricì veteres, che cominciano con quello di Plinio e proseguono poi relativi ài tempi che corsero da Diocleziano a Teodosio. Il primo di questi, attribuito assieme al secondo, senza fondamento, a un Mamertino, è tenuto il 21 aprile del 289 a Trier avanti Massimino, sulle cui gesta, come su quelle del collega di lui Diocleziano, si estende. Il secondo (Genethliacus), il cui autore par diverso da quel del primo, è perii natalizio di Massimino, e tenuto prima del marzo