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libro secondo. —
parte ii. •—
racconto, i prosatori.
Bibliografia.
II manoscritto più importante è 1' ambrosiano, del sec. XI, il quale è completato e corretto da una famiglia di codici più antica, ma pure lacunosa, rpppresentata in ispecie dal bernese, del sec. X, e dai derivati da esso, ambrosiano II, del sec X, e bamberghese, del sec. X. Completi ma guasti sono i codici del quattrocento. L'edizione principe è romana del 1470. È notevole la recensione e il commento di Spalding (Lipsia 1793-1816), in 4 volumi, seguiti da un quinto per Zumpt (1829) e da un sesto (Lexicon Qu. et indices, 1834) per Bonnel; il quale ultimo ne ha poi data un'edizione presso il Teubner (1854), e un'edizione annotata per le scuole del libro X (presso Weidmann), il che fece ancora non meno egregiamente il Krneger (presso Teubner 1861). Un lavoro consimile è quello del prof. Ri-gutini (presso Lemonnier). Notiamo ancora l'edizione generale di Kalm (p. Teubner, 1868 9).
Vedasi Babucke, de Q. doctrina et studiis capita duo, Kònigsberg 1366.
Si hanno sotto il nome di Quintiliano diciannove granii e cenquarantacinque piccole deelamationes (che alcuni manoscritti attribuiscono anche a un M. Floroj, che non v'è proprio ragione di ammettere sieno del gran critico, specialmente quelle più brevi. La prima edizione di esse è trevigiana del 1482.
§ 86. Tacito autore del diaiogo « de oratoribas >.
Il dialogo de oratoribus ricerca le cause del decadere dell'eloquenza sotto l'impero. Il dialogo si finge avvenuto tra le principali celebrità letterarie de'tempi di Vespasiano, cioè tra Curiazio Materno, M. Apro, Giulio secondo e Vipstano Messala, nel sesto anno del regno di Vespasiano (75 d. C.) L'acuta osservazione psicologica e le giuste vedute morali e storiche dimostrano nell'autore una mente cosi disposta com'era quella di Tacito in gioventù, al quale oramai quasi concordemente viene attribuito; escluse le altre supposizioni fatte, ch'ei fosse cioè di Quintiliano, di Svetonio o di Plinio il giovane II quale ultimo anzi con un passo di una lettera a Tacito (IX, 10, 2) ci suffraga nella nostra affermazione; giacché con le parole di tal passo, che suonano: « poémata quiescunt, quae tu inter nemora et lucos comnio-dissime perfici putas », allude evidentemente a quel che si legge nel dialogo (9, 12), cioè: « Adjice quod poetis, ut ipsi dicunt, in nemora et lucos recedenaum est ». Circa l'epoca delia composizione del dialogo, è da osservare che Tac'/o dice essere stato, al tempo in cui suppone avesse luogo il diaiogo, juvenis admodnm, e che quindi deve egli averlo scritto qualche anno dopo il 75. Ancora, la libertà con cui in esso discorre ci fa supporre ch'egli abbia scritto sotto un principato piuttosto mite, forse sotto Tito (a. 81) o negii ultimi anni di Vespasiano o tutt'al più nei primi di Diocleziano.
Bibliografia.
Circa l mss. vedi più sopra, a proposito delle altre opere di Tacito. Delle ecizioni a parte notiamo la più recente, l'edizione critica di Michaelis, (Lipsia 1868). Si vegga, per i confronti con le altre opere di Tacito, Weinkauff, de Tacito dialogi de or. auctore, Còln 1857 e 1859.
§ 87. C. Plinio Gecilio Secondo.
La vita di Plinio ci è ben nota, attesi i molti ragguagli che egli ce ne dà nel suo epistolari 3 e neUe altre sue opere, e le notizie che ce ne forniscono le iscrizioni. Nacque a Como verso il 62 d. C., di cospicua e doviziosa famiglia. Presto perdette il padre, ma una sceltissima educazione gli fu data in Roma, per le cure del suo zio materno, il vecchio Plinio naturalista, e del suo tutore Virginio Rufo;