Stai consultando: 'Storia della Letteratura Romana ', Cesare Tamagni

   

Pagina (509/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (509/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   capitolo li. —» gli oratori ed i retori. 493
   temi oratorj che correvano allora nelle scuole, e lì accompagna poi di sentenze e di orazioni ad essi relative. Dieci libri erano consacrati alle controversine ; ma il III, il IV, il V, il VI e il IX non sono giunti sino a noi, e solo ce n'è una traccia negl Excerpta, del IV o del V secolo di Cristo, i quali sono relativi a tutti dieci libri. Ad ogni libro era preposto un proemio (non tutti rimastici) dove £.. trattava di un retore o più. Avanti alle controversie trovansi poi, perchè nell'i isegnamento soleano appunto andare esse innanzi, le suasoriae; un libro solo, non prWo di lacune molte, mancante perfin della prefa^one.
   Bibliografia.
   Tntti i manoscritti rimontan certo a un solo archetipo, molto guasto e lacunoso; del quale la copia più antica e la migliore è un mss. di Bruxelles del sec. IX o X, e dopo di esso quello di Antverpa. Dei molti mss. poi degli Excerpta il più ant.eo e il migliore è quel di Montpellier, del sec. X.
   Nelle più antiche edizioni le opere di Seneca vanno unite a quelle di suo figlio Lucio; apparte furono edite la prima volta da Nicola Fabro (Parigi 1857), poi da Schott, da Gro-novio, La prima recensione critica 6 quella di Bursian (Lipsia 1857), che ha poi ag^.-unto anche uno spicilegium criticum (Zurigo 1809). Notiamo lo scritto di Korber, vuer d. rh. Seneca und. d. ròm. Rhetorik s. Zeit, Marburg 1864.
   § 85. M. t'abio Quintiliano.
   L'anno preciso della nascita e della morte di Quintiliano s'ignora; suppergiù dovè nascere nel quarto decennio dell'era volgare, e compierne press'a poco il primo secolo. Era spagnuolo, di Calagurri, figlio d'un declamatore. Fu anch'egli oratore (1), declamatore (2) e professore di eloquenza, nella quale ebbe a discepolo, tra gli altri, il giovane Plinio. Fu il primo professore ufficiale pagato dall'erario pubblico Dopo vent'anni d'insegnamento, se ne ritrasse (3) ; sennonché Dioclez ano
   10 incaricò d'istruire i su i nipoti, figli di sua figlia Flavia Domitilla, e lo investi della dignità consolare. G-ratissimo ai beueficii e alle degnazioni dell imperatore,
   11 buon Quintiliano ebbe la debolezza di non sapersi astenere dall'adulare eccessivamente il tiranno. Del resto egli si dimostra sempre d'un'indole retta,, leale, mite e gentile. Perdette giovanissima la moglie, e non molto dopo i due figli avut ne ; sventura cui l'ottimo uomo seguitò sempre a deplorare; nè è vero ch'egli si riammogliasse ed avesse poi una figlia, come alcuni han creduto, riferendo al nostro autore quel che Plirio (4) dice d'un Quintiliano che deve certo essere una tutt'altra persona.
   Scrisse Quinl iano alcune opere, per noi perdute, come quella de caussis cor-ruptae eloquentiae (5); ed appunti altresì, presi alle sue lezioni, alcuni giovani, nimium amantes mei dice Quintiliano (6), si attentarono a pubblicarli. Ma l'opera sua capitale fu quella che fortunatamente ci è giunta, col titolo Institutio oratoria, in dodici libri ; ove prendendo dai primi elementi della lingua il discente lo conduce via via sino al più alto punto della retorica, con l'intento di formare in lui l'oratore. « Ego, dic'egli nel proemio,... non aliter quam si mihi tradatur educandus orator sóud i eius formare ab infantia incipiam ». Non mancan errori e inesattezze nel suo libro; nè si può del tutto lodare quel suo ch'egli stesso chiamava immodicus amor per Cicerone. Ma bisogna pur dire che grande è l'acutezza, la temperanza, il buon senso del nostro autore; del quale non si ha forse generalmente un concetto adeguato, mentr'egii è senza dubbio un ingegno critico di prim'ordine.
   (1) Vedi Quint. VII, 2-, 24; VI, 1, 19; IX, 2, 73; IV, 2, 86; VII, 2, 5.
   (2) Vedi Quint. XI, 2, 39; Giov. VI, 280; Aus. prof burd. 1, 15 sog.
   (3) Id. I, prooem. 1.
   (4) Epist VI, 32.
   (5) V. Quint. V', prooem. 3; Vili, 6, 76.
   (6) Id. I, prooem. 7.