capitolo li. —» gli oratori ed i retori. 491
che ognuno ne rileva dai suoi scritti imi&ortali, la gran parte che ne è connessa e mescolata con la stona generale di Roma, e la grande popolarità di tutto ciò che al celeberrimo uomo si riferisce, ci avrebbe da un lato reso impossibile il raggiungere una certa compiutezza, e dair altro ci avrebbe fatti cadere nella ripetizione di cose troppo ovvie ed a tutti note. Ci limitiamo dunque a citare qui le principali biografie ciceroniane, che sono: quella antica di Plutarco, e le recenti di Middleton, (Dublin, 1741), di Drumann (Qeschichte Roms, V, pag. 216-716), di Teaffel (Siud. und Caraht. p. 289-338), di Brueckner -(.Bas bilrgerl. und Privatleben d. Ciceros, Gott. 1852), di Suringar (in latino. Lugd. Bat. 1854, 354 pp.) di Forsyth (m ingl.,„ Londra 1864), di Bcissier (Cic et ses amis, Parigi 1805,
B) Opere.
L'ordine cronologico che si può assegnare dei principali scritti di Cicerone è questo:
Anno 673, prò Quinctio.
Anno 674, prò Roscio Amerino.
Anno 684, Le Verrine.
Anno 685, prò Caecina.
Anno 688, de imperio Cn. Pompei.
Anno 691, Le Catilinarie, de lege agraria, prò Rab*rio, prò Murena.
Anno 692, prò Sulla, prò Archia.
Anno 695, prò Placco.
Anno 697-98, post reditum,
Anno 698, prò Sestio, in Vatinium, prò Caelio, de provinciis consularibus, prò Balbo*
Anno 699, in Pisonem, de oratore.
Anno 700 de republica, prò Plancio, prò Rabirio Postumo.
Anno 702, prò Milone, De legibus,
Anno 708, Brutus, Paradoxa, Orator, prò Marcello, prò Ligario, Partitiones oratoriae.
Anno 709, prò Dejotaro, De fìnibus, Academica, Tusculanae.
Anno 710, De deorum naturat Cato major, De divinati ine, De fato, Topica, De optimo genere oratorum, Laelius, De officiis, le prime quattro Filippiche.
Anno 711, le altre dieci Filippiche.
Delle orazioni n'abbiamo cinquantasette, non tutte rei tate davvero, e molte, ad ogu modo, scritte dopo, ed in modo alquanto indipendente da quello tenuto nel recitarle. Di altre, recitate veramente, non si han che i titoli, e sono ben trentatre. Di una ventina non abbìam che frammenti.
Fra le opere retoriche soleva per prima essere mentovata quella, in quattro libri, dal titolo Rhetorica ad Herennium, che però non è certo di Cicerone, ma è un'esposizione delle dottrine retoriche greche , spog .a di quanto in esse era di poco pratico romanamente parlando, dovuta probabilmente al retore Cornificio, del quale si trovano m Quinu ano citate espression parecchie, che noi riscontriamo precisamente nella detta opera ad Herennium.
Ben fu invece un immaturo scritto giovanile di Cicerone, condotto a quel che pare, sopra Ermagora e Cornificio, quello de inventione o Rhetorica, in due libri. Un'opera al contrario in forma libera e geniale è quella de oratore, in tre libri, di a aloghi tra L. Crasso, M. Antonio ed altri, supposto avvenuti il. 263 di R. Sul principio del 708 fu composto l'altro dialogo intitolato Brutus, che è una minuta storia dell'eloquenza romana. Dello stesso anno è i! discorso indirizzato a M. Bruto, col titolo Orator, ove Cicerone cerca tratteggiare l'ideale dell'oratore, quale gli stava in mente. Dello stesso tempo ancora suppergiù è il de partitione oratoria, specie di catechismo in forma di risposte aUe domande che Cicerone si fa indirizzare da suo figlio. Nel 710 fu scr'tta in viaggio, a memoria, l'opera Topica ad C. Tre-baiium, specie d illustrazione della Topica di Aristotile. Il discorso de optimo genere oratorum, non è che una prefazione alla traduzione delle due famose orazioni di Demostene e di Eschine prò e contro Ctesifonte.