CAPITOLO II.
Gr3L.tt ORATORI: JC RETORI.
§ 82. M. Tullio Cicerone (*). A) Vita.
M. Tullio Cicerone 'nacque il 3 Gennaio 648 sul paterno suo fondo ad Arpino, e figlio di un cavaliere romano. Dopo molta preparazione esordì nel Foro ai tempi della dittatura sillana. Andò negli anni 675-677 a perfezionarsi in Grecia e nell'Asia Minore. Fu il 679 questore in Sicilia; nel 682 edile curule; nel 688 pretore urbano; nel 691 console. L'odiosità acquistatasi con l'aver così violentemente repressa la congiura di Catilina gli fruttò nel 695, al tempo del primo triumvirato, l'esilio, per opera di P. Clodio. Sul finir dell'Aprile del 696 lasciò l'Italia e visse esule a Tes-salonica e a Durazzo. Poscia l'adoperarsi che fecero in suo prò il console Lentulo Spintere e il tribuno Milone gli procurò il 4 Agosto 697 la facoltà di tornare in Roma, il che egli fece il 4 Settembre, ridandosi tutto al foro e alla curia. Il 702 difese Milone, e fu ascritto nel collegio degli auguri. Dal 31 Luglio 703 al 30 Luglio 704 fu proconsole in Cilicia. Tornato a Roma, trovò già impegnata la lotta tra Celare e Pompeo, e alla parte di quest'ultimo fini per aderire, unendosi a lui nel Giugno 705 a Durazzo, dov' egli era ancora quando fu la1 battaglia di Farsaglia (9 Agosto 706). Dalla fine di Settembre del 706 al Settembre del 707 fu a Brindisi. Gli anni successivi li trascorse scrivendo molti libri ; finché l'uccision di Cesare non lo rimenò daccapo nella vita pubblica ì nelle lotte con Antonio, che finirono con la sua proscrizione e la sua morte, datagl dal sicario d'Antonio il di 7 Dicembre 711.
La vita del grande avvocato fu da molti rappresentata e giudicata con metodo da avvocato, il che vuol dire col metodo il più compromettente per la riputazione di un uomo, il quale va studiato con discrezione e con an; no spassionato e libero da preconcetti, per poterne cogliere il carattere qual era davvero, senza caricarne o diluirne troppo le tinte. Certo grande fu la vanità di Ci cerone, non poca spesso la timidezza e la paura sua, singolarissima la sofisticheria avvocatesca, insorpas-sabile la volubilità; ma non è però men certo che di cotale sua mobilità non fu sempre causa l'egoismo ed il proposito di fìngere per secondi fini, che anzi le più volte essa provenne da una grande impressionabilità della fantasia di lui, da una naturai disposizione del suo spirito a vedere le cose da più aspetti diversi, da una inconsapevole e spontanea superficialità e leggerezza. Ed in vero, quél certo difetto di carattere e di costanza che gli si rimprovera nella Vita politica, si riscontra in non minor grado nella sua attività filosofica e speculativa, dove i secondi fini certamente non entravano. E nelle mutabili tendenze politiche che marifestò ei portò pure un entusiasmo tanto ingenuo, che non riuscì certo a risparmiargli le nimicizie e le amarezze, e lo portò da ultimo a quella fine che tutti sanno (1).
(*) Non faccia maraviglia ch'io incominci la storia degli oratori da colui che recò l'arte sua all'ultima perfezione. Di quelli che lo precedettero e gli prepararono la via nulla di positivo possiam dir noi, che ne abbiamo appena scarsissimi frammenti, e siam ricotti a superne soltanto quel poco che, circa principalmente il loro merito intrinseco, ce ne riferisco Cicerone stesso qua e là nell'opere sue, e massime nel Brutus, e che del resto è stato registrato nella Parte Prima di quest' opera. Mi limiterò a notare che la più completa raccolta dei frammenti di tutti gli oratori perduti è quella di II. Meyer: Orat-rom. fragm. ab Appio inde Carco et M. Porcio Cat. usq. ad Q. Aur. Symm., Turici 183'2, e nuovamente nel 1842. Ha frammenti di 158 oratori F. d' O.
(1) Non ci ò parso di entrare in troppi particolari sulla vita di Cicerone, giacché il molto