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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   488 libro secondo. — parte ii. — racconto. i prosatori.
   nature di Pannonia, e che, diciassette anni dopo, Teodosio fe' prefetto di Roma. Di certo l'autore della storia dei Cesari, sia o no quel desso, dice di venire da famiglia tapina assai (3). — Dell'operetta ci avanza anche una epitome, continuata fino a Teodosio, e in alcuni punti arricchita di cose tolte ad altre fonti (p. es. i c. 43-48).
   Ignoto è l' autore dell'operetta, che suole del resto andar unita a quella di Vittore, al cui tempo ad ogni modo deve appartenere, e che sotto il titolo « De viris illustribus » tocca in 86 capi di personaggi romani (e talora soltanto stati in rapporto con Roma, come Pirro ed Annibale) da Proca re degli Albani insino a Cleopatra; attingendo a Cornelio, Igino, Svetonìo e Floro.
   Unita al resto è anche « l'Origo gentis romanso », scipito libercolo che in 23 capi va da Saturno a Romolo; compilanao dapprima Virgilio; e poi facendo sfoggi di erudizione con la citatone di libri immaginarii, sino al punto da dare a credere a parecchi eruditi clie esso fosse una falsificazione quattrocentistica, il che per prove di fatto Si sa del reslo non esser punto vero (4).
   Angelo Mai pubblicò nel 1817 a Milano un Itinerarium Alexandri, vale a dire la parte che restava, in un codice ambrosiano, di un compendio delle gesta del grande Macedone, d'autore ignoto; indirizzantesi però, nell'introduzione, a Costanzio, allorché questi assumeva la seconda impresa contro i Persiani (345 d, C.). Citato in tale Itinerarium, e pubblicato dal Mai stesso, che lo cavò dallo stesso codice, e il libercolo intitolato « Julii Valerii (?) VOI res gestae Alex. Macedonis translatae ex Aesopo (%\) Graeco » che .nsomma è la prima traduzione latina del romanzo del pseudo-Callistene sopra Alessandro.
   Incerta è la stirpe e la patria, e il prenome (Flavio) di Eutropio, che in dieci libri fece un « breviarium ab urbe condita», dedicato a Valente. Dice egli stesso d'essere stato alla spedizione di Giuliano contro i Parti (5). E forse egli è un'identica persona con quell'Eutropio, che Ammiano dice essere stato proconsole in Asia (6). 11 suo compendio, in forma pana e succinta, informato da uno spirito retto ed imparziale, trovò grande favore; ebbe traduttori in greco, continuatori e citatori molti (7).
   Allo stesso tempo suppergiù (verso il 364 d. C.) è da riferire un altro simile Breviarium, dedicato esso pure a Valente, di un Sesto {tufo o Rufo Sesto, uomo del resto ignotissimo (8).
   « Rerum gestarum libri XXXI », vale a dire una continuazione di Tacito, da Nerva alla morte di Valente (a. 96-378), scrisse Ammiano Marcellino. Vero è che dei trentuno i primi tredici libri, che compendiosamente trattavano gii anni 96-352, sono andati perduti; ma per fortuna quel che ci resta è storia contemporanea, narrata dall' autore con imparziale veridicità, benché con una forma che accusa in lui lo straniero ed il soldato. Giacché Ammiano era greco, di buona nascita (9), ed avea militato più volte sotto le insegne romane Nell'anno 371 era ad Antiochia (10); più tardi a Roma, dove diedesi a scrivere la sua opera verso il 391 d. R. Non fu punto cristiano, ma seguace di un politeismo largo e tollerante, non g udicò male e passionatamente la nuova religione (11) (*).
   Zelantissimo cristiano, anzi prete, fu invece lo spagnuolo Orosio (12), amico intrinseco di S. Agostino, che gl, indirizzò una sua opera, e gli inculcò altresì di scrivere un' opera apologetica del cristianesimo, al quale i pagani davan la colpa di tutti i mali onde era allora travagliata la società. Perciò Orosio, movendo da Adamo insino all'a. 410 d. C., attingendo da Livio, Giustino, Tacito, Svetonio, (al quale attribuisce però anche i commentari di Cesare), Eutropio, la cronaca di Eusebio secondo la redazione di s. Girolamo, Floro, come pure facendo sfoggio di molte citazioni di seconda mano, enumera ed accozza, non senza equivoci ed errori, le colpe e i falli degli uomini e i flagelli della natura, avvenuti in tanto corso rii tempo, con l'intendimento di mostrare che il mondo dall' origine sua è andato sempre più precipitando e che solo il cristianesimo lo va alla meglio rialzando e liberandolo in buona parte da tanti malanni. Ed è per questo suo andamento polemico e per il suo fare compendioso, che codesta opera fu tanto accetta al medioevo, durante il quale fu assai volte ricopiata (onde se n'han numerosi manosciitti, sin dal s. VII), fu tradotta
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