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libro secondo — parte ii. — racconto, i prosatori.
§ 70. Floro.
Juli Fiorì dice il codice migliore: i peggiori hanno Amimi F. Ma dalle tendenze rettoriche di questo autore, e dal (empo in cui suppergiù dice di aver vissuto (1), si è indotti a ritenerlo tutt'uno col letore e poeta P. Annio Floro, cosicché si deve sospettare che il Juli del mss. sia un errore per Puhli, e l'Annosi per Annii. L'opera sua, Bellorum omnium annorum OC libri duo, è un compendio della storia romana dalla fondazione di Roma sino ad Augusto , estratto principalmente, ma non esclusivamente, da Livio, e condotto in tono rettorico con l'intendimento di porre in mostra tutto ciò che potesse eccitare 1' ammirazione per Roma, ossia di non tam, come dice S. Agostino (2), narrare bella romana quam romanum im-perium laudare. Quindi una gran negligenza dell'esattezza storica: errori, equivoci, contradizioni in quantità. I fatti sono distribuiti cronologicamente, ma v'è talora anche delle rubriche distinte secondo il soggetto, come de sediiionibus, res in Ilispania gestce. In fondo vi giace la distinzione della storia secondo le quattro età della vita individuale dell'uomo, infanzia, adolescenza, gioventù e vecchiezza; e dei due libri, onde l'opera consta, il primo tratta il moto ascensivo di Roma, il secondo la decadenza, che egli fa cominciare dal tempo dei Gracchi. Giacché le sue viste politiche non sono troppo larghe, in verità, e bastino a mostrarlo le parole del libro Il (cap. 1): « seditionum omnium causas tribunicia potestas excitavit, quae specie quidem piebis tuendae.... re autem dominationem sibi acquirens, studiuui populi -----aucupabatur ».
(1) Praef. 3: a Caos, Aug. in sroculum nostrum haut multo minus anni ducenti....
(2) De civ. dei, III, 19.
Bibliografia.
L'essere un compendio quelle di Floro, e l'esser per di più declamatorio, lo raccomandò molto a tutto il medio evo. quindi è grande il numero dei manoscritti che lo hanno, il miglior de'qualiè il bambergliese del s. IX; e gli altri tutti, tra cui il più antico è quello di Heidelberg del s. IX, sono pieni di alterazioni.
L'edizion principe è quella parigina del 1470. La prima edizione critica è quella di 0. Jahn (Lipsia 1852); poi è quella di Halm (Lips. Teubn. 1854). — Si vegga Reber, das Ges-chiehtwcrk des Florus, Freising 1845; e, Heyn, de Floro historico, Bonn 1866.
§ 80 L. Ampelio, G. Ossequente, gli Scriptcres historiae Augustse, Q. Settimio,
Si ha di un L. Ampelio un liber memorialis, in cinquanta capitoli, magro sunto delie cose più importanti d astronomia, geografia, e particolarmente di storia; dedicato a un Macrino. Il quale se fosse per l'appunto quello, stato imperatore nel 217-218, servirebbe a mostrare su per giù l'età del libercolo; che, ad ogni modo, è posteriore a Trajano. Le notizie vi sono attinte, con poca critica, a Nigidio Figulo, a Cornelio Nepote, a Igino, a Floro (J).
Di un Giulio Ossequente, di cui nulla si sa, si ha un libro « ab anno u. c DV prodigiorum », dove sono, estratti da Livio, in ordine cronologico sino al 742 d. R., tutti i prodigii avvenuti in Roma (2).
Tralasciando di pur menzionare varii stori:* le cu opere sono andate perdute, non potremo tacere dell'imperator Claudio, che incominciò una storia, muovendo dall'uccisione di Cesare, e non la compi; fece una storia più succinta, muovendo dalla pace stabilita da Augusto; scrisse la propria vita, ed in greco trattò della storia etrusca e della cartaginese: di che tutto è perduto (3),