484 libro secondo. — parte ii. — racconto. i prosatori.
suo fonte, osserva: « Sa)lusti opus nobis occurrit, sed nos, ut instituimus, moras et non urgentia omittemus, nam Sallustium non ut historieuin scribunt,, sed ut orato-rem legendum; nam et tempora reprehendit sua, et delieta carpit, et convitia ingerì t, et dat in censum loca, montes, flumma, et hoc genus alia et culpa! et com-*-parat disserendo » Le quali parole i filologi bonnensi credono che manifestino in chi le scrisse una impressione fresca allora ricevuta dalla recente pubblicazione di Sallustio; mentre n verità, come giustamente fu da altri avvertito, non mostrano altro che l'impressane naturale di un arido annalista che si trova innanzi, da compendiare in forma tassativa e prammatica, una storia concepita . 1 modo largo ed oratorio. Che anzi quelle parole « nam Sali, non ut historicum scribunt (1), sed ut oratorem legendum » accennano invece a un'opinione corrente, formatasi via via nelle scuole, passata per così dire in giudicato, circa lo stil di Sallustio, alla quale
10 scrittore si appella. Il che i Bonnensi stessi hanno visto; se non che, ragionando alla rovescia, invece di dedurne che dunque V annalista fosse affatto posteriore a Sallustio, ne trassero che quella frase non provenga dall'annalista, che eglino in tutti i modi volean far contemporaneo di Sallustio, bensì da colui che corapend.'ò in tempi posteriori gli Annali licinianei. Inoltre, nel periodo in questione si dice che Sallust o «tempora reprehendit sua;» laddove ua contemporaneo di Sallustio avrebbe piuttosto detto nostra. L'annalista Liciniano adunque, identificato arbitrariamente con Granio Fiacco, e collocato irragionevolmente ai tempi di Sallustio(, è invece molto più ^erisnnilmente quel Liciniano dei tempi di Domiziano, quello spagnuolo di Bilbili, che :l concittadino e amico suo Marziale rammenta come dedito agli studii forensi e come scrittore riputato, negli epigrammi L e LX del primo libro, sfuggiti interamente in questa questione all'attenzione de'dotti tedeschi , e colpiti subito dallo sguardo acuto d'uno studioso giovanetto di Rema, divenuto oggimai senza al--cun dubbio il principe dei filologi italiani (2).
(1) La parola scribunt nel codice è incerta ,: forse è più supponibile ajunt.
(2) Vedi CoMrARETTi, De Liciniani annalivm szriptorìs estate, Rheinisches Museum, N. F., XIII, 457; e Intorno all'età dell'annalista Liciniano, Archivio Storico ita)., nuova «erie, Tomo X, parte l.a, pag. 87-103 (a. 1859). È cosa piacevole l'osservare in questo ultimo scritto, pur in mezzo ad una certa giovanile prolissità, ed oscitanza, i segni evidenti di quella dialettica finissima e sicura, e di quella erudizione sempre perfettamente adeguata al soggetto, onde oggi va così particolarmente segnalato il dottissimo nostro el-< lenista.
§ 78. Svetonfo Tranquillo.
Della vita di Svetonio poco si sa. Fa menzione egli stesso di suo padre che nel 69 d. C. fu tribuno della tredicesima legione Svetonio sotto Domiziano era ancor giovanetto (ì). A Roma ebbe la sua educazione intellettuale; e quivi contrasse amicizia con Plinio il giocane, che lo raccomandò a Trajano, e gli impetrò da questo
11 jus trium liberorum, e la dignità di tribuno. Sotto Adriano fu segretario (ìnagi-ster ej :stolarura); dalla qual carica fu poi licenziato il 121 d. C. Quel che facesse dopo, e l'epoca della sua morte, non si conosce. Il certo si è che fu infaticabile studioso e scrittore di cose storione, antiquarie, e li quelle concernenti la storia della letteratura. Perfino in greco pare ch'egli scrivesse qualche opera. Oltre le opere che di lui ci restano, altre molte ne cita Suida ('2); sennonché si può ritenere che parecchie di quelle che egli rammenta come cosa a sè non siano in fondo che parti di opere più vaste. Ad ogni modo pare scrìvesse sui giuochi greci e romani, sulle fogge del vestire, sulle cattive parole e loro orìgine, una difesa di Cicerone, ed altre diverse cose.
Ora ecco quanto di lui ci resta, notevole se non altro per una* forma chiara e concisa*';