Stai consultando: 'Storia della Letteratura Romana ', Cesare Tamagni

   

Pagina (499/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (499/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   capitolo i. — gli storici.
   483
   dolo chi sotto Augusto, chi sotto Claudio, chi sotto Vespasiano, e chi persin sotto Costantino; ed incerti altresì s'egli sia tutt'uno col Curzio Rufo, menzionato da Tacito come proconsole d'Africa (l), ovvero, che è ben meno improbabile, coi Q, Curzio Rufo, che è nell'indice dei retori de'quali Svetonio deve aver discorso. Certamente però, il fare troppo rettorico dell'opera, l'abbondanza che vi è di antitesi e di maniere poetiche, l'aderire che fa a Livio per la lingua, ma non senza mostrare insieme l'influsso di un peggior gusto prevalente, accusano uno scrittore dell'età argentea. Il quale, ad ogni modo, attingendo a Clitarco e ad altre fonti greche, non si azzarda alla critica, ma riferisce tale e quale quello che trova ne'suoi testi :«ut-cumque sunt tradita, incorrupta perferemus » dic'egli stesso (2), confessando di trascrivere anche ciò che non è disposto a credere, per questo che « nec adfirmare sustineo, com' egli scrive (3), de quibus dubito, nec subducere qure accepi ».
   (1) Annal. XI, 20, 2i.
   (2) VII, 8, 11.
   (3) IX, 1, 34.
   Bibliografia .
   Curzio è in una ottantina di manoscritti, da distinguersi in due classi, una più recente e piena di alterazioni e di interpolazioni, e l'altra più antica (sec. 1X-XI) e rimontante a un archetipo, anch'esso non isearso di errori e di lacune. L'edizion principe è quella di Vindelin da Spira, verso il 1471; notevole è quella di Erasmo (1518), e di Freinshomio (al solito, cori supplementi; Strassburg 1648, ? vel.); etra le moderne quella di Mùtzel (Berlin 1811, 2 voi.), e quella principalmente dello Zumpt (Braunschweig 1849).
   In italiano Curzio fu tradotto da Candido Decembrio (Firenze 1478; molte ristampe) e da Tommaso Porcacchi (Venezia 1665).
   § 77. Liciniano,
   Nel 1855 il Pertz trovò in un palimnsesto del Museo Britannico i frammenti di un antico annalista latino, e trascriFtili e fattili trascrivere da suo figlio, li pubblicò nel 1857. L'anno appresso li ripubblicarono con molta cura sette filologi di Bonn, rivedendoli criticamente, l'ordinando]'; e provarono com'essi frammenti non possano tenersi provenienti dall'opera proprio, bensì da un'epitome , fattane, secondo loro, da altri, all'epoca degli Antonini, senza però alterazioni di testo e soltanto con 1' aggiunta di poche parole per legare assieme i brani scorciati. Si congetturò che l'opera movendo daUa fondazione di Roma giungesse sino alla morte di Cesare, in quaranta libri. Se non che, i brani scoperti son dei libri XXVI, XXVIII, XXXIII, XXXV, XXXVI, e vanno saltuariamente dagU anni 505 ai 676 d. R.; brani spesso così tronchi, da non poterne trar nulla. I tratti più importanti sono relativi alle irruzioi i de Cimbri, alla guerra sociale, alla guerra civile eccitata da Cinna e da Mario, e alla impresa di Siila contro Mitridate; e quindi, scarseggiando di memorie cotesti tempi, il poco che quei tratti dicono riesce spesso interessante.
   Il nome dell'annalista è Liciniano. Al primo scopritore parve di vedere nel codice, una sol volta bensì, premesso a tal nome quello di Oranio, e avanti a questo parvegli altresì d'intravvedere il prenome Cajo; ma nè il figlio dello scopritore, nè gli altri son poi riusciti a vederci altro che Liciniano. Senonchè i filologi di Bonn si attennero al nome Oranio Liciniano, e credettero potere idenfrficare il nostro annalista col Oranio Fiacco, da Censormo citato come autore del « De in-digitamentis ad Cresarem », e da Paolo giureconsulto come autore del « De jure Papiniano, » e col Cranio Liciniano, sotto il cui nome Macrobio cita, un frammento sulle nundine, cui essi credono doversi riferire alla stessa opera De jure Papiniano; e così foggiarono un (Cajo) Oranio Fiacco Liciniano autore di tutta cotesta roba, compresi g' Anna'i, e contemporaneo di Sallustio. La quale ultima cosa la deducono da un passo degli Annali. L'autor di qqesti, giunto all'anne 670, dal qual cominciano le Historise di Sallustio, e dovendo da indi in là citar anche questo come