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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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   480 libro secondo. — parte ii. — racconto. i prosatori.
   altro, il quale Tiberio però non s'era ancor mostrato cosi tristo come fu negli ultimi suoi anni In Yelleio si sente una certa somiglianza con Sallustio, con tutto quanto lo svantaggio, però, cbe a lui portavano la decadenza delle lettere e i suoi personali difetti.
   Bibliografia.
   L'unico manoscritto è quello, corrotto non poco e lacunoso, trovato da) Beato Renano nel 1515 a Murbach (Alsazia), su cui il B. R. condusse la sua edizione principe, di Basilea 1520, e che dopo andò perduto, non ricomparendone altro che, più tardi assai, una cattiva copia. Altre edizioni notevoli sono quelle di G Lipsio (Leyden 1591), di Ruhnken (Leyden 1779, 2 voi ), ripetuta da Fiotscher (Lipsia 1830-39) ; di Orelli (Lipsia 18J5), e particolarmente di Kritz (Lipsia 1840).
   § 74 Valerio Massimo.
   A un grado eguale di servilismo verso Tiberio, senza poi avere le stesse ragioni di scusa, e senza accoppiarvi lo stesso talento, giunse, come Velleio, Valerio Massimo, uomo di assai modica fortuna, e legato di grande amicizia e gratitudine a Sesto Pompeo, col quale fu in) Asia (l). Abbiamo di lui nove libri « factorum et dictorum memorabiliuin », cosi di Roma come di altre nazioni; fatti e detti raccolti sotto certe categorie; p. es. « de religione, auspiciis, somniis, institutis antiquìs, repulsis, testamentis; de fortitudine, moderatione, humanitate, pudicitia, felicitate, luxuria »; cosicché si vede chiaro che la raccolta fu scritta ad uso degli oratori e delle scuole di rettorica. Non ha l'aria di cosa terminata; quantunque poi non è probabile che quel che manca sia, come è stato creduto, un intero libro. Il sesto libro era preso a scrivere, vivente ancora Livia (morta il 782 d. R. = 28 d. C.), e la fine del nono ha una declamazione contro Sejano allora caduto (a. 785 d. R. = 31 d. C.). Quegli « dlustres auctores, » ai quali nella prefazione egli dice in genere di voler attingere, sono in sostanza Livio, Cicerone, Sallustio, Ti ogo, ed altri autori forse di raccolte consimili a quella sua; autori greci non si può dir che n'adopri. Talora bensi inserisce fatti accaduti a' tempi suoi» Del resto, non ha punto critica, riferisce l'aneddoto specialmente per quanto vi è di estrinseco, e ora ne carica, ora smorza le tinte, perchè sia più confacente ad un uso rettorico. Il suo stile è ricercato ed artificioso.
   (1) Vedi Val. Max. IV, 4, lì ; II, 6, 8; IV, 7 ext. 2.
   Bibliografia.
   Il manoscritto più importante è il Bernese del s. IX. Altri molti posteriori ve n'ha; pia completi, in alcuni luoghi, del primo; quindi non derivati da esso. Valerio Massimo fu abbastanza letto, ed ebbe anche epiiomatori, come Giulio Paride, che dovè essere tra il IV e il V secolo e che adoprò un mss. migliore del Bernese. Il suo epitome è in un mss. vaticano del sec. X, puDblicato dal Mai. — L,d quale pure fu tratto in luce da un codice vaticano del XIV un altro epitome di Gennaro Negoziano, che pare debba collocarsi tra il VI e il Vii secolo. Altri compendj medievali ne sono inediti nelle biblioteche. Giulio Paride attribuiva a Valerio un X libro de praenominibus, nom. cogn. agn. appellationibus, verbis, di che però nel cod. vatic. di Giulio non v' è che il de preenominibus.
   Delle edizioni di Valerio furono le prime a comparire contemporaneamente nel 1471 quella di Strasburgo e quella di Magonza. Fondamentale è oggi 1' edizione di Kempf, Berlino 1854, 792 pp. Ofr. Id. Novse quaest. Val., Beri. 1866; 37 pp.