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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo i. — gli storici.
   479
   in tarda età sotto Tiberio. Scrisse, oltre le opere grammaticali di cui parleremo altrove, parecchie opere. Una, « rerum memoria dignarum », è largamente usufruita da Pli' o (13); una si trova citata « rerum etruscarum » (14), in Macrobio è citato un libercolo dal titolo « Saturnus » (15), che secondo 0 Miiller faceva forse parte di un' opera più grande « de rebus sacris ».
   Orazio nomina con disprezzo uno storico Rusone ( 16); con lode è nomi iato dagli scrittori postenori Cremuzio Cordo, che della franchezza d' aver chiamato Bruto l'ultimo dei Romani pagò la pena, sotto Tiberio, con la morte (778 d. R.), ed ebbe bruciati i suoi « Annales », concernenti l'età d' Augusto e forse le guerre intestine anteriori. Delle guerre civili furono anche narratori Aquilio Nigro (17) e Aufldio Basso (18), che narrò altresì la guerra in Germania (19), non si sa dire se nella stessa opera od a parte. Storico fu pure T. Labicno, del cui carattere violento ed acre parla molto il vecchio Seneca (20). I suoi nem.oi provocarono un se-natusconsulto che ordinò abbruciarsi tutti i suoi libri ; ed egli non potè sopportarlo, e ne morì d crepacuore.
   (1) N. H. XXXIII. 52.
   (2) lnst. div. I, 6, 14; de ira dei, 22, 5.
   (3) Mythol. Ili, 2,
   (4) Svet. gramm. 20 Cfr. Bunte, de C. Iulii Hygini. .. vita et scriptis, Pars prior, Marti urg 1846, 63 pp.
   (5) Geli. I, 14, 1.
   (6) Geli. X, 18, 7.
   (7) Serv ad Aen. V, 389.
   (8) Macrob. Ili, 4, 13.
   (9) Id. IH, 8, 4.
   (10) Serv. ad Aen. Ili, 553. e passim — Macrob. V, 18, 16.
   (11) Hygin. poet. astr. II, 12.
   (12t Le favole furon pubblicate, e così chiamate, da Micyllus, Basilea (15^5 e 1549,) da J. Seheffer, Hamburg 1671 (uuitavi una dissertazione sull'età e lo stile dello scrittore delle favole). Vedi C. Lange, de nexu inter C. I. Hyg. opera mytholog. et fabularum qui nomen eius prse se fert librum, Mainz 1865.
   (13) N. H. Ili, VII-IX, XIV, XV, XVIII, XXVIII, XXIX, XXXIII-XXXV.
   (14) Schol. veron. ad Aen. X, 183 e 200.
   (15) I, 4, 7; cfr. I, 8, 5.
   (16) Sat. I, 3, 86.
   (17) Svetonio, Vit. Octav. 11.
   (18) Senec. Suasor. VI, p. 44-47 ; Dial. de Orator. 23.
   (19) Quintil. X, 1, 108.
   (20) Contr. X, prefaz.
   § 73. M. Velleio Patercoio
   Quando e dove nascesse (ti. Velleio Patercoio non si può dire: quel poco che di lui si conosce, si deve tutto alla sua vanità, che lo indusse a parlare spesso di sè nella sua Stor a. Molto viaggiò in Oriente, e a lungo militò sotto Tiberio; n'ebbe più cariche; ull ma, pare, la pretura. E dell'essere stati accetti, egli e il fratel suo, a Tiberio e ad augusto, molto si vantava. Scrisse « historise romana ad M. Vini-cium consulem libri duo ». Nel primo libro si incomincia dallo stabdimento de'Greci in le aia, si trascorra rapidamente sull'Oriente e la Grecia e si procede con la storia romana fino alla caduta di Cartagine. Come negli annalisti, la narrazione di nta sempr più abbondante, quanto più si approssima ai tempi dello scrittore relleio ama gli aneddoti e le personalità, ed in verità nella rappresentazione dei caratteri non manca di vivacità. Adula Cesare, Augusto e Tiberio più che ogni