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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   478 libro secondo. — parte ii. — racconto. i prosatori.
   lica (I) la transalpina (T), hanno notevoli lacune ; e son rappresentate, l'italica dall' Euse-
   biano del s. X e da altri del s. XI, la transalpina dal Puteano del s. IX e da altri.
   b) Edizioni.
   L'edizione principe è quella veneta del 1470 e romana del 1470-71. Notiamo poi l'edizione del Gronovio, Leyden 1719, 1760; rinnovata ed accresciuta da Frotscher, Lipsia 1827-30, 3 voi.; l'edizione annotata di Fittbogen, Halle, 1335; e di Vallauri, Torino 1852; quella recensita da J. Jeep, Lipsia 1859; e da Fr. Arnulf, Torino, 1818, 508 pp.; e l'edizione scolastica di Hartwig, Braunschweig 1852, e di Domoke e Eitner Breslau 1865.
   § 72. fenestella. Igino, Verrio Fiacco ed altri.
   Imitatore di Yarrone nelle ricerche erudite fu Fenestella. Visse nel secolo Vili. S. Girolamo lo fa morire nell'anno 772 d.R., settuagenario ; donde si trarrebbe eh' egli nascesse sul principio del sec. Vili. Con che s' accorderebbe ciò che dice Plutarco (Crass. 5), che cioè una tale, nata nel 650, Fenestella la vedesse e udisse spesso quando la era già vecchia (v'h k pepivi»), Un dato, invece, di Plinio, il quale dice (1) che Fenestella « obiit novissimo Tiberii Caesarìs principatu », riporterebbe a qualche anno più tardi, se non 'a nascita, la morte del nostro storico; essendo Tiberio morto il 790. Fece degli annales, e ne procurò egli sfesso un riassunto (Epifomre; citate da Diomed. 1, p, 3(15, Kj. Fenestella, detto da Lattanzio (2) « diugentissimus scriptor », è frequentemente citato dagli antichi come autorevole fonte di minute notizie circa il diritto e la procedura sacra e ci de, circa i costumi d' ogni maniera, e circa la storia della cultura. Ma è citato il suo nome senz' altro, quasi mai l'opera sua; cosicché mentre si è naturalmente disposti a pensare che tutti quei rimandi vadali riferiti agli « Annales, » ri realtà però riman dubbio se, almeno qualche volta, non alludan essi ad altre sue opere. Si badi però che i due libri « de magistratibus et sacerdotiis Romanorum », pubblicati (Vienna 1510, Parigi 1530,1535) sotto il nome d L. Fenestella sono una ingenua (basti dire che tra i sacerdoti vi son notati gTi episcopi ed archiepiscopi!) falsificazione del quattrocentista canonico fiorentino Andr. Dom. Fiocchi. Un' altra opera, del titolo « Archaica » è citata da uno scrittore ben poco attendibile, Fulgenzio (3).
   L;.ierto di Augusto e bibliotecario della Palatina (fondata il 726) fu C. Giulio Igino, spagnuolo d'origine, o secondo altri Alessandrino. « Studiose, dice Svetonio (4) et audlit et imitatus estGorneiium Alexandrum grammaticum graecum, quempropter antiquitatis notitiam Polyhistorem multi... vocabant »; e forse perciò fu designato come Alessandrino, e l'epiteto poi fini per essere da altri preso come indicante la patria. Dispiegò un'attività letteraria alquanto rassore gii ante a quella di Varrone. Scrisse « de viris claris » un'opera di cui Gellio cita il sesto libro (5), e di cai non eran forse che una redazione più compend1 >sa gii « Exempla » (6i — Si trovan citati scritti ove trattava « de familiis trojanis » (7), « de diis penatibus » (8), « de proprietatibus deorum » (9), e « de situ urbium italicarum » (10). — Portano il nome d'Igino due libri scolastici; che ancora ci rimangono, sopra la mitologia, cioè dire 277 « fabulae », particolarmente pregevoli per l'uso largo che [vi è fatto della letteratura tragica de' Greci, ma assai compendiose però, ed in lingua poco classica. Delia parte narrativa non già, ma certo della parte genealogica di esse si può tenere che la sia stata estratta dalle « Genealogiae » di Igino (11). Ma se l'Igino, autore di queste ultime e delle « Astronomica, » sia lo stesso antiquario contemporaneo d'Augusto, può parer dubbio; quantunque, a conti fatti, considerato che si tratta di libri presto diffusi nelle scuole e quindi alterati via via in molte guise, e che il liberto d'Augusto era in fondo uno straniero, non deve parere strano che cotali opere possano essere di lui stesso, massime se si tengono per lavori giovanili (12). Di altre opere di lui sarà parlato a suo luogo.
   Liberto fu ancora M. Verno Fiacco, e maestro dei nipoti di Augusto, e morto