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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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   CAPITOLO I. —, GLI STORICI.
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   benché creduta autentica da Quintiliano (XI, 1, 21), dev' essere certo opera d'altri; e il medesimo si deve dire della Rcsponsio Cic. in Sallustium.
   (1) Vedi Jug. 95. 2.
   (2) Idyll. IV, 61 segg,
   (3) Perchè le parole, con cui 1'autore siintroduce, sono: « res populi romani, M. Lepido Q. Catulo coss ac deinde mihtias et domi gestas, composui ».
   C) Bibliografia.
   a) Manoscritti.
   Le orazioni e le lettere (anche quelle ad Caesarem) son di un codice vaticano del s. IX. Delle due monografie v' è una doppia famiglia di codici; migliore e più antica l'una (qaasi tutta del s. X), però con una lacana nel Giugurtino (103, 2— 112, 3). Riempion tale lacuna, ma han poi molte interpolazioni l'altra ^classe di codici, de' quali il miglior rappresentante è uno di Monaco, del s. XI.
   b) Edizioni.
   L'edizione principe è la veneziana del 1470. Notevoli fra l'altre sono le varie edizioni di F. D. Gerlach (Basilea, 1823, 1827, 1831, 1832, 1852, Stuttgart, 1870), dell' Orelli (Zurigo l8'i0 e 1853), di R, Dietsch (Lipsia, 1843; 1846; 1859; 1861). Hanno anche dato il lesto il Linker (Wien 1855) e Jordan^ (Berlino) 1866,
   c) Traduzioni
   Classiche sono per noi quelle di fra Bartolomeo da S. Concordio e di Vittorio Alfieri. Ve n' ha in tedesco di Goriz (Stuttgart, Metssler, 1829), di R. Dietsch (Ibid. id. 1858), di ClesS (Stuttgart, Hofxmann, 1855 —56 e 1865).
   § 70. Tito Livio.
   Tito Livio nacque a Padova il 695 d. R. Visse a Roma, lontano da ogni attività politica. Augusto l'ebbe assai caro, sebbene egli mostrasse glande inclinazione pel partito pompejano (1). Pare che Livio acquistasse una riputazione assai grande e diffusa, se deve credersi a quel che qualche antico racconta, di persone venute, assai di lontano a Roma apposta per veder lui (2). Morì il 770 d. R., due anni dopo Augusto.
   Seneca ci riferisce aver Livio scritti ancne libri filosofici, alcuni dei quali in forma diaiogica (3). Quintiliano parla di una lettera di Livio a suo figlio relativa alla educazione dell'oratore (4). Le storie prendevan le mosse dalla fondazione di Roma, e giungevano alla morte di Druso (a. 745 d. R.), in libri 142, dei quali non restano che 35, vale a dire la prima, la terza e la quarta decade, ed il libri dal XXXI al XXXV. Di quasi tutti i libri perduti, restano scarsissimo compenso, le perio-chae delle quali 11011 si sa chi sia stato autore, e solo dal trovarle solitamente nei manoscritti di Floro si sospetta siano di lui. Si argomenta che le storie fossero prese a scrivere tra il 727 e il 729, per ciò che sin dal libro primo (19, 3; cfr. IV, 20, 7) Ottaviano vi è chiamato Augusto, mentre d'altra parte la famosa seconda chiusura del tempio di Giano, fatta da Augusto il 729, non vi è ancora menzionata. Da Livio si trovano (XLIII, 13, 2) nominate 'e storie sue Annales, sebbene il titolo che occorre ne più antichi manoscritti sia ah Urbe condita libri.
   G ì scrittori antei 101;, a' quali Livio attinse, non furono a Livio noti tutti sin dal principio; mok ne venne mparando a conoscere via via che procedeva innanzi nello scrivere. Certo, prevalentemente adoprò gii scrittori più recenti. Dei greci poi non vide punto Dionisio d'Àlicarnasso, il quale alla sua volta ignorò lui; e di Polibio,