472 libro secondo. — parte ii. — i prosatori.
secondo le arti in cui si erano distinti, mettendo a riscontro degli stranieri i Romani; e trattò de'guerrieri, de'poeti, degli storici, de'grammatici ; anzi al libro degli storici rimanda egli stesso per incidenza. Ma del buon Cornelio non s'è salvato che il libercolo degli eccellenti capitani. Ai superbi romani, spregiatori immemori delle straniere virtù, egli volle far presenti alcune nobili vite d'illustri generali, greci i più, e due cartaginesi ed uno cario. Vi va poi unito un sunto della vita di Catone, e una diffusa vita di Attico. Non mancano tutte queste vite di piacevole semplicità, e dan prova dell'animo onesto e libero di chi le scrisse; però v'è in esse qualche cosa di gretto e di meschino. Non s'intende perchè tra gl'tfm-peralores egli abbia preferiti giusto quelli, ad altri egualmente degni di menzione; storici importantissimi, Erodoto per esempio, si vedon da lui negletti; e quei che ha adoperati, non di rado sono frantesi; le vite dei varj duci e i fatti di ciascun duce posti in un'ordine che non si può dir regolato da nessun disegno; mescolato l'importante e l'inutile; manomessa talora la cronologia; troppo premurosamente seguitata la parte aneddotica. Lo stile è dimesso molto, il periodo privo di slancio, la lingua ristretta e non sempre conforme agli usi degli altri prosatori di quell'età. Insomma Cornelio è mediocre scrittore; e gli antichi stessi non 1'aveano in gran concetto: Gellio si limita a dirlo non indiligens (XV, 28, 1). Quintiliano nel suo elenco degli storici (1. X) non degna neppur di nominarlo, Plinio l'accusa di bever grosso (N. II. V, 1, 4).
Questa mediocrità di Cornelio ha fatto inclinar molti, che pare non possano persuadersi che anche nelle epoche di gran fiore letterario debbanvi essere mediocri, a sospettare che non sien sue davvero le vite che corrono sotto il suo nome. E siccome in più manoscritti, sotto la vita di Annibale, c'è uno scorretto epigramma in sei (listici, in cui un Probus offre un libro, che dice suo, all'imperator Teodosio (I ?), ed annessavi la sottoscrizione: ^Emilii Probi de exc. due. exter. gentium liber explicit; cosi alcuni (9) han creduto doversi far Probo autore delle ventitré vite dei capitani. Se non che, in tali vite nou c'è proprio nulla da doverle trasferirò a un'età tanto posteriore e decaduta; oltreché dalle vite di Catone e d'Attico, certamente di Cornelio, non han niente di diverso le altre vent' rè vite. Non meno insostenibile è la opinione, che Probo abbia dalle vite antiche di Cornelio cavato un estratto, il quale sia appunto il libro a noi giunto. Probo deve, tutt'al più, aver trascritto Cornelio, e donata la sua copia all' imperatore ; ed è anzi possibile ciò che il Bergk congettura (10), che cioè lo stesso nome Emilio di Probo sia nato per equivoco da EM (endavi) PROBVS.
(1) N. H. Ili, 18, 127. Cfr. Plin. Epist. IV, 28, 1.
(2) Cìc. ad Att. XVI, 5, 5; 14, 4; Gellio, XV, 28, 1; Catull. I, 3 segg.; Corn. XXV, 19, 1.
(3) Plin. Epist. V, 3, 6.
(4) Catull. 1, 5 segg lam tum cum ausus es unus Italorum Omne aevum tribus expli-care chartis, Doctis, Juppiter, et laboriosis (tre libri?) — Cfr. Ausonio, Epistole, 16.
(5) Gellio, VI, 18, 11.
(6) Corn. Cat. 3, 5.
(7) Gellio, XV, 28, 2.
(8) Gellio, XI, 8, 5; Carisio, I, p. 141 Keil; Servio ad Aen. I, 363.
(9) Rinck, Saggio erit. per restituire ad Emilio Probo il libro d. v. e. i. creduto comunem. di C. Nep., Venezia, 1818. Gli rispose Gioele Kohen, Milano, 1819. Attaccarono ancora Cornelio l'Keld, Rancke, Nissen, Wiese, e il Roth che intitolò la sua edizione critica: JEm. Probus de exc. due. exter. gentium, et Corn. Nepotis qu?e supersunt, Basilese, 1811. Difesero Cornelio Dàhne e ripetutamente Lieberkuhn.
(10) Philologus, XII, p. 580.
Bibliografia.
Dei manoscritti niuno rimonta più in là del secolo XII; i più sono del scc. XV; han tutti nella vita di Lisandro la medesima lacuna; e ciò è un'altra prova che derivali tutti da un solo manoscritto,