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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   468 LIBRO SECONDO. — PARTE II. — I PROSATORI.
   (17) Vellej. ir, 16, 3 — Le parole di Cic. ad Att XII, 5, 3, non credo abbiano nessun valore ad attestare 1' esistenza di cotesti annali.
   (18) Corn. Nep. Att. 18, 1 sigi; Cic. Orat. 34, 120; ad Att. XII, 23, 2.
   (19) Cic. ad Att. I, 1, 1 ; Corn. Nep. Att 18, 6.
   § 66. Gli scrittori di materie affini alla scoria, in ispecie Varrone.
   Anche nelle discipline sussidiarie alla storia si ebbero in Roma parecchi cultori. Do fastis scrisse il protettore di Ennio M. Fulvio Nobiliore (1). Col quale spesso è citato assieme M. Giunio Graceano, partigiano dei Gracchi, autore di cammentarii de potestatibus (2). E a ricerche antiquarie, e a commentare'sott'ogni aspetto gli antichi muiiumeiiti si détte, e ci spinse anche gli altri (Yarrone per esempio), il lanuvino L. Elio Slilone Preconino, cavaliere romano ed uomo dottissimo (3). Sugli auguri scrisse Appio Claudio Fulcro, che fu console nell'anno 700 (4).
   Ma il vero antiquario romano fu M. Terenzio Varrone. Nacque egli d'antica famiglia senatoria nella Sabina, e propriamente in Rieti, 1' anno di Roma 638. Fu allevato modestamente. Ebbe a maestro Elio Stilone, ed in Atene senti, come Cicerone, ma prima di lui, il filosofo Antioco da Ascalona (5). Fu amico di Pompeo, di Attico, e, però non intimamente, di Cicerone. Fu tribuno della plebe (6), edile curule (7). Dalle monete si rileva esser egli stato proquestore del proconsole Pompeo, forse nel 678 contro Sertorio in Ispagna, dov egli verso quel tempo prestò servizio (8); e legato di lui fu certo nella guerra piratica (687) e decorato d'una corona navalis (9). Fu pretore, e poi nel 695 membro della commissione per l'esecuzione della Leso Julia agraria (10). Nel 705 con Aframo e Petrejo fu legato di Pompeo in Ispagna, ma dovè arrendersi a Cesare (11), col quale forse da indi in là non ebbe più altro che relazioni amichevoli. Chè nel 707 gli dedicò le sue antiqui-tates rerum divinarum ; e Cesare poi lo fè bibliotecario (12). M. Antonio, che più volte lo aveva minato, lo proscrisse nel 711 ; ma Fufio Caleno gli salvò la vita ; dovè pur però rimetterci parte della sua biblioteca, e, pare, il suo fondo (13). Ma la durò a scrivere e lavorare, dice Yalerìo Massimo (14), fin proprio alla sua tarda morte. Giacché morì quasi nonagenario, e nella sua lunga -ut a fu sì studioso erudito e sì fecondo scrittore, che ben disse di lui S. Agostino affermando che « tam multa legìt ut aliquid ei scribere vacasse miremur, tam multa scripsit quam multa vix quemquam legere potuisse credamus » (15)
   Di tali multa, si riferiscono più o meno alla storia :
   a) Antiquitatum libri XL1, di cui 25 sono rerum humanarum (quattro parti, di sei !ibri ognuna, con un libro d'introduzione generale), e 16 rerum divinarum (cinque parti, di tre libri ciascuna, con un libro proemiale). Ne dà un sommario particolareggiato S. Agostino (16). L' opera fu scritta, pare, a fin di reagire contro il precipitar che faceva la rehgion dello stato, e indirizzata perciò ad Caesa-rem pontificem, e data fuori sul finir del 707. Par che Prisciano sia stato l'ultimo ad averla presente (17).
   b) Annalium libri III, sommario cronologico probabilmente, come quello di Attico e di Cornelio.
   e) De vita populi romani, in 4 libri, che da' frammenti parrebbe una specie di storia della coltura (18).
   rf) De gente populi romani, in 4 nbri, lavoro cronologico-etnologico (19).
   e) De familìis trojanis (famiglie patrizie romane pretese discendenti d'Enea o di suoi compagni) in parecchi libri (20).
   f) Aetia (= k'izix), spiegazione delle cause degli usi romani, specialmente della vita privata ; fonte principale pegli Alzi* goy.Axx di Plutarco (21).
   g) Rerum urbanarum libri III, forse una storia della città di Roma dal lato topografico,
   h) Tribuum liber, citato da Yarrone stesso (L. L. V, 56).
   Portò Yarrone la ricerca storica erudita anche sopra le cose più o meno attenenti alla letteratura (£2) ; e fece tre libri de bibliothecis, tre de proprie!aie