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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO I. — GLI STORICI. 4(37
   vita (1); e in cinque libri la sua (2) P. Ruttilo Rufo, che forse scrisse anche una storia romana in greco (3). Un libro sopra il sao consolato e le sue gesta diresse Q. Lutazio Caiulo al poeta suo intrinseco A. Furio, ed in molli et osencphonteo genere sermonis, al dire di Cicerone (4). In ventitré iibri erano i commentarii di Siila (5) compiuti dal suo greco liberto Epicado; e sebbene, come personale apologia essi erano poco attendibili, pure assai usufruiti da Plutarco nella vita di Mario e di Silia, In greco avea L. Lucullo scritto la guerra marsica, e il liberto L. VoUaeilio Plinto (altri Otacilio Pltito), maestro di Pompeo Magno, narrò di questo e nel padre di lui le imprese (6). Storico assai superiore ai predecessori fu da Cicerone (7) stimato il colto uomo L. Cornelio Sisenna (morto il 687 d. R.j, che, in un numero di libri che non si sa bene se sia di dodici o di ventitré, scrisse hislorics sulla guerra marsica e sulla guerra civile fine alla dittatura di Siila, le qual; Sallustio trovò ottime e diligentissime, ma non abbastanza libere ed indipendenti (3). I pochi residui (9) mostrano una gran cura dei particolari, e una capricciosa manìa di arcaismo (10), della quale ci è anche una ripruova la sua attività come grammatico, chè egli fu il più antico a noi noto commentatore di Plauto. Contemporaneo di Sisenna fu Claudio Quadrigario (11), dei cui annales perfino un XXIII libro cita Gellio (12). Cominciavano dall'incendio di Roma per i Galli e venivano forse sino a'tempi dell'autore, aumentando, ned'avvicinarsi a questi, sempre più di minutezza e di larghezza (contenendo p. es. orazioni e lettere), come si può g'à arguire dal vedere che già al III libro trattavasi la prima guerra punica. La forma era arcaicamente semplice e ciò li rese accetti a Frontone (13), Cicerone e Dionisio mai non citano Claudio, e Livio dieci sole volte, quasi sempre per dargli contro (14). Aimeno settantacinque (15) erano i libri onde constavano gli Annales o Historice di Valerio Aizziate, incomincianti dalle origini di Roma insiro a' tempi di Siila,. Gran citatore di Valerio è Livio; se non che, cosa notevolissima, laddove nelle prime decedi ei gli presta gran fede, a proposito specialmente delie cifre che Valerio dà de'morti o feriti nelle singole battaglie, dopo invece, pentito d'avergli prestata troppa fede, incomincia a screditarlo senza, misericordia e a dargli del bugiardo a tutto pasco (lo). Pur dalle origini di Roma sino ai tempi suoi andava la storia di C. Licinio Macro (morto non prima del 688), che Livio cita con fede, e del quale invece Cicerone dice assai male (leg. 1, 2, 7).
   Pare scrivesse annali anche Q. Ortensio (17); e un annalis liber, completo quadro cronologico ove notò sotto ogni data i fatti memorabile e i magistrali ìl-ferentMsi, intessendovi la storia delle famiglie illustri (18), compose Tito Pomponio Attico, come pure un libro in greco sul consolato di Cicerone (19).
   (1) Cìc. Brut. 29, 112.
   (2) Cic. Brut. 29, 30; Carisio e Diomede passim.
   (3) Ateneo, IV, 66, p. 168 E; VI, 103, p 274 C; XII, 61, p. 513 B.
   (4) Brut. 35, 132.
   (5) I resti in Krause p. 290-295, in H. Peter, I, p. 195-204.
   (6) Svet. Gramm. 27.
   (7) Brut. 64, 228; Leg. I, 2, 7.
   (8) V. Jugurt 95, 2.
   (9) Vedili in Krause p. 303-317, in H. Peter 1, p. 277-296-
   (10) V. Varrone in Gellio II, 25, 9; cfr. Quint. I, 5, 13; Tac. dial 23.
   (11) Vellej. II, 9, 6.
   (12) X, 13, 4
   (13) Gellio X, 13, 4; XV, 1, 4; XIII, 29, 2.
   (14) I residui di lui son quasi tutti in Gellio. Vedili in Krause p. 249- 26C. Cfr. ancora Giesebrecht, iiber 9. CI. Qu., Pf3nzlau 1831.
   (15) Gellio, VI (VII), 9, 17.
   (16) jivio XXVI, 49, 3; XXX , 19, 11 ; ZXXV1, 38, 6; XXX, 10, 8 etc. — I frammenti vedili in Krause, p 272-2S8; Peter, Hist. I, p. 231-276. Cfr. anebe Liebaldt, de Valerio Alitiate annal. script. Naumburg, 1840