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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo i. —, gli storici.
   465
   un L. Cincio, non son certo da attribuirsi al nostro annalista, bensì a un L. Cincio vissuto verso 1' èra, in cui visse Yarrone o poco dopo (14).
   Più importante pare che fosse la storia, pure in greco, di C. Acilio, forse di quell'Acilio Glabrione che nel 599 servi di interprete alla legazione attica; e fu tradotta in latino da un tal Claudio, e Livio ne citò e adoprò appunto la traduzione (15). Scrisse in greco anche A, Postumio¦ Albino, console nel 003 d. R. (16.)
   (1) v. I, 44; I, 55; II, 40; Dionisio, VII, 71.
   (2) v. Eutrop. III, 5; cfr. Cros. IV, 13; Plin. N. H. X, 34.
   (3) v. Livio XXII, 57, 5; XXIII, 11, 1 segg.; Plut., Fab. Mass. .18; Appiano, Ilann. 27.
   (41 v. Dionisio, Ant. Rom. I, 6.
   (5) v. ad es. Gellio, N. A. V, 4.
   (6) v. Romolo, 3.
   (7) v. Schwegler, R. G. I, p. 412-414.
   (8) v. Non. Marc., p. 518.
   (9) Degli Annali di Fabio pochissimi sono i resti, che si possono vedere in Krause Vitae et fragm. vet. hist. rom. p. 52 segg ; in Harless, de Fabiis et Aufhl. rer. roman. scri-ptorihus (Bonn 1853), p. 13-33; e in Peter, hist. I, p. 5-39; 109 seg. — Di Fabio trattano oltre questi qui citati, Moller (Altorf, 1689), e Whitte (Kopenh. 1832), Baumgart (Breslau 1842), Du Rieu, disput. de gent. Fab. (Lugd. Batt. 18o6: p. 165-199).
   (10) v. Livio, XXI, 38, 3; XXVI, 23, 1; XXVII, 7, 12; e passini; XXVI, 28, 3.
   (11) Polibio invece non lo cita mai. e forse per la coincidenza della cronaca di Cincio con quella di Fabio.
   (12) VII, 3, 7: «____diligens talium monumontorum auctor Cincìus____»
   (13) Niabhur, ad esempio, Rom. Gesch. I, p. 282, 256.
   (14) I pochissimi residui dell' annalista sono in Krause op. cit. p. 63-68, Peter, hist. I, p. 40-43, e in Herz, De Luciis Cinciis, Cincior. fragm. (Berlin 1842, 112 pagg.). Oltre del quale e di altri, tratta di Cincio il Pluess, de Cinciis rer. roman. script. (Bonn 1865, 45 pagg.)
   (15) v. Livius Ep. 53; XXV, 39; XXXV, 14.
   (16) v. Gellio, I, 1; Macrob. Saturnal. prefaz. I, §. 13; II, 16; III, 20,
   § 64. Altri annalisti.
   Energico oppositore della invadente coltura greca fu M. Por ciò Catone, nato a Tusculo il 520 d. R., morto il 605. In mezzo alla sua austerità c'era della vanità non poca, e non poco egli teneva a far risaltare la sua persona: 7laud sane detrectator laudum suarum, dice con espressiva ironia Tito Livio (1). Faceva il disprezzatore dell' occupaz;one letteraria, ma in fondo egli ci si détte assai di proposito, e fu oratore 3 scrittore delle sue orazioni, fu scrittore d' agricoltura, e compose una storta (2), la quale pare deva considerarsi come la prima in lingua latina (3). Era in sette libri; di cui il pruno conteneva la storia romana del tempo de're; il secondo e il terzo dava l'origine di ciascuna città italica, il quarto la prima guerra punica, il quinto la seconda; e così via via nel resto discorse le altre guerra sino alla pretura di Servio Sulpicio Galba (605) qui diripuit Lusiianos, e tutto ciò, sempre notando i fatti, senza nominar Je persone (4). Alla sua storia Catone pose il nome Origines, il quale, a dir vero, non s' adatta se non ai tre primi libri, ma ben però può essere stato messo a tutta l'opera per la preminenza che i tre primi libri aveano, sì per il posto, e sì fors' anche per l'importanza maggiore che attribuiva 1' autore al lor contenuto. E ad ogni modo non necessaria è la supposizione di alcuni eruditi, che i tre primi libri fossero stati pubblicati prima, e dipoi venutivisi ad aggiungere gli altri, il che, oltre tutto il resto, scemerebbe, ma non fluirebbe di togliere, quel che vi è di abusivo nel dare a tutti i sette libri un titolo non ad-dicentesi che primi tre; nè so come al Teuffel (5) paja che deva suffragar tanto a quella supposizione il passo, che mi pare abbastanza innocente, di Cicerone nel Bruto (23, 89) (6).
   Tamagni e d'Ovidio. Letleraiura Homana. 59