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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   462 LIBRO SECONDO. — PARTE I. — I POETI.
   (4) Vedi III, prol., 21; ed epilogo.
   (5) Vedi 1 II, Epil., 1. Ili, Pi'ol.
   (fi) Vedi 111, 9: «. lyM non fugio mortein, si famum adsequar ».
   (7) Vedi I, prol.; IV, prol., 11 sgg; IV, 21 ; V, prol.
   (8) Vedi II, 7.
   (9) Vedi l'ediz di L. Mailer, pag. Vili.
   (10) Vedi Ibidem, pag. Vili XII, e P. Langen, Rhein. Mas. XIII, pag. 197-208.
   (11) Sen. Cons. ad l'olyb. 8, 27.
   (12) Vedi I, 9, 2.
   (13) Vedi III, 20, 5.
   (14) Epist. ad Theodor
   Bibliografia. a) Edizioni.
   Edizione principe di P. Pithoeus, Autun 1596. Di N. Rigaltius (1617), di Burmann (Anist. 1698; Ilag. 1718; cum novo comm., Lugd. Bat. 1727), di Schwabe (Halle 1779-81, 3 voi. e Brunsvig 1806, 2 voi.), di Titze (Prag 1813), di Berger de Xivrey (Paris, Didot, 1830), di Orelli (Zurigo 1831, e supplemento 1832), di Dressler (Teubnor 1850), di Eyssenhardt (Berlin 1867), di L. Miiller (Lipsia 1868; con un dizionario di Schaubach, ibid. 1870) — Phaedri fabulae novae detectae, ed. 1. A. Cassitti (Napoli 1809); Codex Perottinus ed. C. Jannelli (Napoli 1811), con tre sue dissertazioni.
   b) Traduzioni.
   in tedesco di Kerler (Stuttgart, Metzler 183H), e di A. R. v. B. (col testo, Lipsia 1857); e in italiano, in versi, di G. Cris. Trombelli (Venezia 1735, e molte volte ristampata), di Luigi Giusti (Venezia 1735), di A. Migliaresi (Napoli 1703), di Azzolino Malaspina (Napoli 1765, 2.a ed.), di C. Mormile di Grumo (Napoli 1784), di Lauro Corniani d'Algarotti (Venezia 1818), di Cervelli (Milano, 1818), di Vito M. de Grandis (Nap. 1820, solo 66 favole), di Pietro Si-mionato (scelta, Venezia 1822), di Luigi Carrer (quindici sole, nel Gondoliere del 1838) ; ed in prosa, di Zappalà (Catania 1750), di Ant. Millo (Vercelli 1777) e (notevole assai) di Tommaso Azzocchi (Roma 1823) — Le nuove favole furono tradotte da G. B. de Velo (Pavia 1812), da Stef. Eg. Petroni (Parigi 1812), da Giannantonio Cassitto (Nap. 1817), da L. A. Vincenzi (Modena 1818).
   § 62. Gli altri Favolisti.
   Da Ausonio (1) è menzionato un Tiziano, come traduttore di favole esopiane, il quale non si sa se sia io stesso Tiziano maestro di Massimiano juniore (quindi dopo il 235 d. C.). Abbiamo poi una raccolta di 42 favole esopiane trasportate al latino in versi elegiaci, dedicata a un Teodosio, in cui mal si potrebbe ravvisare l'imperatore di codesto nome, giacché le parole deila dedica accennano piuttosto a un dotto, onde potrebbe questi forse essere il grammatico Macrobio Teodosio, autore dei Saturnali. La dedica si volge a un « Theodosi optime, » ed appresso gli dice: « nam quis tecum de oratlone, quis de poemate loqueretur, cum in utroque « litterarurn genere et Atticos grEeca eruditione superes et latinitate Romanos? ...» — Di esse 42 favole per lo meno un 24 si riconnettono a quelle di Babrio, ma il confronto tra loro non serve che a far x-isaltare la precisione del Greco, e la superiorità sua sul traduttor latino, iì quale talora ha stemperato il greco modello in una cicalata che viene a far quasi il doppio (cfr. 7, 18, 32). Rispetto alle favole stesse di Fedro è tale l'inferiorità, sott'ogni rapporto, di queste altre, da accusare evidentemente uno scrittore di assai minore ingegno ed un' epoca di. scadimento assai più inoltrato. L'autore è chiamato nei manoscritti ora Anianus, ora Avienus, (per cui sì è, a torto del resto, identificato con Festo Rufo Avieno), ora Avianus, il quale secondo