capitolo v. — i poeti lirici ed elegiaci.
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senarii. Nei mss. ci si trovano spesso aggiunte altre variazioni sullo stesso tasto, che però non sono d'Ausonio.
9. Eclogarium, versi epici ed elegiaci su' nomi delle costellazioni, sui giorni della settimana, sui mesi, sui giorni festivi, sugli agoni greci, e simili,
10. XXY Epistole, in varii metri, misti talvolta a un po' di prosa, anzi taluna tutta in prosa (XVII), e tal altra mista giocosamente di greco e latino (XII). Meno le primissime, appartengono proprio all' ultimo periodo della vita di Ausonio.
11. Finalmente gli Idyllia, dei quali più specialmente deve tenersi qui parola. Son venti, in metro epico i più, taluni in metro elegiaco, in parte con introduzioni in prosa. Taluni sono scherzi da scuola, come quello sul numero tre , quello « de aetatihus animaliura », 'iiaitò-uov (XVIII), i versus raemoriales sulle fatiche d'Ercole (XIX;, e sulle nove Muse e loro funzioni (XX); come traduzioni di cose pitagoriche sono dat i tre dal XV al XVII Notevole è un epicedio per suo padre (I), e una poesia graz osa, fuorcùè nella chiusa, sulle rose (XIV), Il Teclmopaegnion (XII) è una raccolta di poesie sovra argomenti diversi (de membris, de diis, de ciliis etc.) e congegnate con certi artificii esteriori, per esempio di avere in fin d'ogni esametro una parola monosillaba! Dice egli stesso nella sua prefazione in prosa d' avervi messo quel nome Technopaegnion, « ne aut Iudum laboranti, aut artem cre-deres definisse Irnienti ». Anche un altro giocherello è il « Cento nuptialis » (XIII), fatto tutto di versi ed emisticliii di Virgilio , per esortazione dell' imperatore Va-lentiniano I. L' ultima parte, la Consummatio matriinonii, è piena di grossolanità. Però, al solito, l'autore non vuol passare per un libertino, sicché in più circostanze fa delle proteste circa i suoi costumi, come, per esempio, nell'epigramma nr. 9 dice :
Est jocus in nostris, sunt seria multa libellis: Stoicus has partes, has Epicurus agit.
Salva mihi veterum maneat dum regala morum, Ludat permissis sobria Musa jocis.
Ma il più celebrato idillio è il X, la Mosella, in 483 esametri, composto a Trier sul fine dell' anno 370. Non manca qua e là in cotesta poesia, che del resto è interessante per la materia istessa, un non so che di attraente, e un certo sentimento delle bellezze della natura; però, naturalmente, c'è sempre la solita posa epica convenzionale, invocazioni di divinità, e numerosi episodi.' pers n mitologici.
Ausonio dalle sue poesie apparisce cristiano, ma l'influenza dell'antichità pagana sul suo spirito è tanta, da farlo parere talora assai fiacco credente.
(1) Phìlologus, XXVIII, pag. 338-341; e quindi Riese, Anth. lat. 725 seg.
(2) Oltre, a dire il vero, le Periochae in Homeri Iliadem et Qdysseam, accompagnate poi da traduzione metrica dei versi d'introduzione de'singoli canti. Perduti andarono gli « Apoiogi Aesopi », e i « fasti » dedicati a suo figlio Esperio, portati insiuo al 382, con epigrammi (che si son conservati) per introduzione o per chiusura.
Bibltografia.
A. Calpurnio e Nemesiano.
Il miglior manoscritto delle 11 eeloghe di cotesti due ò il Napoletano dei primi del s. XV. Il parigino del s, XIII contiene soltanto le eologoe I, II, III e IV (1-Ì2). Una copia del codice di Th. Ugoieto è nella Riccardiana.
L' edizione principe è Romana del 1471 (con Silio Italico). Dopo fu spesso stampato con la Cinegetica di Nemesiano e ccn quella di Grazio, Son anche da citare l'edizione annotata di Beck, Lipsia 1803, a di Glaser, Gottinga 1842.