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libro secondo. — parte 1. — i poeti.
§ 60. Colpurnìo, Ausonio, e gli altri.
Al principio del reggimento di Nerone fiori Tito Calpurnio Siculo, autore di sette ecloghe, ove imita, evidentemente caricando, Teocrito e Virgilio; facendosi anch' egli della poesia pastorale strumento ad alludere al proprio stato e a sollecitare i favori del principe. Alle sue ecloghe sogliono andare unito altre quattro, attribuite anche a lui stesso, ma certamente non sue, come mostrano le grandi loro differenze con le prime Sette, (e le differenze, non le più profonde, certo le più materialmente verificabili, sono di prosodia e di metrica), anzi, come si trova in più manoscritti, di Aurelio Nemesia.no cartaginese. Il quale pare come la sari-catura di Calpurnio, al modo che questi lo è di Virgilio.
Nemesiano è di un pajo di secoli posteriore a Calpurnio; al quale invece par essere contemporaneo l'autore di due ecloghe, la prima volta pubblicate da Ilagen (1), di cui l'una è una gara di canto, l'altra un dialogo, assai migliore della prima; entrambe degne dei tempi di Calpurnio.
I sette, parte in esametri, parte in distici, Idyllia di Claudiano, nonostante il loro titolo, sono propriamente poesia descrittiva; descrizioni cioè di oggetti naturali, veri o immaginarli, della fenice, per esempio, del corso del Nilo ecc.
Quasi per tutto il secolo quarto (all'incirca cioè tra il 310 e il 300; si distende la vita di Decimo Magno Ausonio di Bordeaux. Figlio di un medico, egli attese invece alla grammatica eu un po'anche alla rettorica; frequentando per un pochino anche il foro, ma terminando po: por darsi tutto all'insegnamento. Fu chiamato a Roma da Valentiniano I perchè istruisse il principe Graziano. Il quale poi, quando fu salito al trono, lo onorò di molte cariche politiche, perfino, 1' anno 379, del consolato. Di che egli rese grazie all'imperatore in un'orazione apposita, solo lavoro prosastico che di lui si abbia (2). Dopo la morte di Graziano, seguita l'anno 383, Ausonio si ritrasse n patria a occuparsi tranquillamente de' suoi studii e dei suoi lavor'
I quali lavori, notevoli per numero, e degni ad ogu. modo di considerazione, ma certo di poco pregio, van così distinti :
1. 146 epigrammi, con triplice prefazione (a Teodosio, a Siagno e a Latino), ed in metro perlopiù elegiaco, ma altresì eroico, giambico ecc. ; persino alcuni greci, ed altri greco-latini ; di soggetto diversissimo, essendovene di tradotti (specie dall' antologia greca) e di originali, e questi vertenti o su opere d' arte ( la vacca di Mirone ecc.), o su aneddoti e personalità (per es. i 45-52 contro il retore Rufo), o su cose addirittura insignificanti ; ed anche di età assa.; differente.
2. Ephemeris, o la spartizion del giorno, in varii metri. Serbatosene solo il principio e la fine.
3. Parentalia, 20 poesie, la più parte elegiache, dirette a morti parenti, scritte dopo il consolato, non prive di un certo calore di sentimento.
4. Commemorano professorum Burdigalensium, conosciuti molt' da lui stesso, non tutti nati a Bordeaux, alcuni solo risiedùtivi; poesie di metro assai mutabile, or elegiaco, or giambico, or saffico, trocaico (tetram.), anapèstico.
5. Epitapliia\ Eeroum, qui belio trojano ìnterfuerunt- che Ausonio dà per tradotti dal greco. Insieme vi van congiunti altri su Niobe, Didone, ecc., taluni anche originali, come sopra una Anìcia, sopra un'equus admirabilis, etc. Sono in tutto 38, e la prefazione in prosa.
6. De XII Caesaribus per Suelonium Tranquillum scriptis Monosticha, versus memoriales diretti al figlio Esperio; propriamente 12 esametri sull'ordine della successione di quelli, sulla durata del loro regno e sulla lor morte. Poi vi è la serie di tutti gli imperatori fino ad Eliogabalo; ad ognuno dedicati due distici.
7. Ordo noinlium urbium, sotto il qual titolo son raccolti 14 brani, in esametri, relativi ad illustri città'.
8. Ludus VII sapienlum, (con una dedica in metro elegiaco), dove dopo un prologo i sette saggi vengono a uno alla volta a recitare una loro sentenza, il tutto in