capitolo v. — i poeti lirici ed elegiaci. 455
contiene suppergiù un cento di epigrammi, disposti in modo da alternare e i soggetti e i metri. La successione invece de' libr tra loro è in fondo cronologica, essendoché il poeta solesse le poesie occasionalmente composte riunirle via via in un libro appena avessero raggiunto un certo numero. Il liber spectaculorum è dei primi anni del regno(di Domiziano, come pure i libri I e II ; il terzo non lia accenni all'imperatore nè a date, e solo è datato da Forum Cornelii ; il IY è dall' 88-89 d. G. ; il V dal 90; il 71 dalla fine del 90 e prima metà del 91; il VII e 1'Vili del 92 e 93 ; il IX e la prima redazione del X e 1' XI dal 94-96 ; il XIII e XIV tra 1' 88 e il 93; la seconda redazione del X (che è quella che abbiamo) dall'epoca immediatamente anteriore al ritorno in Bilbili (98 d. G.) ; e finalmente dalla Spagna, dopo « contumacissima triennii praésidia » (pref. al XII), sicché ai primi del 101, il libro XII.
È notevole in Marziale l'oscenità di molti canti, ma è notevole pure come anche lui al pari di Ovidio insista perchè dalle sue parole non sì deducano i suoi costumi: « lasciva nobis pagina, -vita proba est >•>, egli dice (3)
I nomi dei viventi egli non li profferisce, se non quando gli accada di dirne bene o almeno cose indifferenti; del resto tenne per massima di <' parcere per-sonis, dicere de vitiis » (4); che a buon conto non sarà poi stata tutta carità pel genere umano, ma anche prudenza a beneficio proprio. Suole i suoi attacchi volgerli contro nomi al tutto ideali, prescegliendo un nome piuttosto che un altro principalmente per ragioni metriche; oltreché alcuni nomi gli ha adottati come tipici: Selio per esempio è il parassita, Ligurino è il recitatore, e così via. Contro i morti invece tirò giù senza complimenti: « quid Nerone pejus? » egli dice (5).
Le sue poesie giovanili (6) sono andate perdute. Tutta la sua gloria Marziale la deve agli epigrammi; de quali anch'egli molto si teneva, e si paragonava a Domizio Marso ed a Catullo, facendosi però sempre dammeno di quest'ultimo; scrive egli infatti al 1. X, ep. 78 :
Sic inter voteres legar poetas,
Nec multos mihi praeferas priores : Uno sed tibi sim minor Catullo.
Del non aver toccato un più alto grado egli ne faceva anche colpa alla tenuità della sua fortuna (7). Ma c'è da dubitare se la ristretta cerchia delle sue idee e ia sua mancanza di serietà e lima gli avrebbero mai permesso di salir a più alto grado di perfezione poetica, ancora in migliori condizioni di fortuna. Plinio gli voleva assai bene, ed addolorato della morte di lui esce a dire : « erat homo in-geniosus, acutus, acer, et qui plurimum in scribendo et salis haberet et fellis, nec candoris minus — prosecutus eram viatico secedentem: dederam hoc araicitiae, de-deram etiam versiculis quos de me composuit » (8).
(1) Vedi Mart. Ep. Xll, 6, 11 sgg.; 15, 9 sgg.
(2) Vedi Xll, 2'
(3) V. I, 4, 8; cfr. VII, 55, 6; XI, 15, 13.
(4) V. X, 33, 10.
(5) Su Nerone veggasi I, 20, 4; IV, 63; VII, 21, 3; 44 seg. 34, 4.
(6) Cfr. I, 113. XII, 94.
(7) Ep. 1, 107; VII, 99, 5 sgg.; Vili, 56; X, 78, 14 sgg.; XI, 3. 24.
(8) Pl.'Epist. Ili, 21, 1 e 2.
Bibliografia.
La enumerazione dei manoscritti di Marziale e l'apprezzamento dì essi è fatto nei Prolegomeni di Scimeidewin alla sua ediz'one ( p. LXII-C, e 678-084; C-CXXVI1). Del resto non vanno al di la del sec. X; e il maggior numero sono italiani e interpolati.
Anche sulle dizioni vedi Sehn. (Xl-LXll). L'edizion principe è quella di Ferrara