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libro secondo. —¦ parte i. — i poeti.
a Furio Bibaculo, a Pupio, a Domizio Morso. Sonvi quattordici poesiucce ascritte a Virgilio ( Catalecta ), alcune certamente posteriori, altre passabili tutt'al più come tentativi giovanili di lui. Nulla si ha, di Cornificio, uno dei critici di Virgilio (1), nè di Pomponio Attico elle, giusta dice Cornelio (5), deve aver composti epigrammi ai ritratti degli illustri Romani.
Entra nella grande raccolta una raccolta minore di 87 epigrammi intitolata Priapeia ovvero Diversorum poelamini vetervm in Priopum Lusus. E son poesie di diverso contenuto, dirette all'immagine di Priapo, dio protettore del campo e dell' orto, spesso anche oscene, e la più parte degnissime d' essere tenute dell' età augustea. Trovandosi nei manoscritti più recenti di Virgilio, e stampate nelle prime edizioni dell' opere sue sotto il suo nome, furono a lui attribuite, come altresì furono ad Ovidio e a Domizio Marso. Lo Scioppio congetturò che la fosse una collezione che un dilettante facesse delle iscrizioni trovantisi a Roma ili un tempio di Priapo nel giardino di Mecenate, e di verse tra dì loro per età, per soggetto e per autore. Comecchessia, certamente ella è una raccolta di epigrammi, in qualche modo tra loro affini, di diversi poeti (tra i quali non è improbabile vi siano anche Virgilio, Catullo, Tibullo, Ovidio, e forse anche Marziale, Petronio, ecc.), chiunque poi la facesse (6).
(1) Per la critica dei testi epigr. vedi ancora le osservazioni di Bàhr, Heid. Jahrb. 1835 p. 882 sgg., e di Luciano Muller, Rhein. Mus. N. F. XVIII, p. 432 sgg.' ; XX, p. 634 sgg. e di E. Bahrens nelle sue « lectionos lat. » p. 31-35 (Bonn 1870).
(2) N. A. XIX, 9.
(3) Vita Attic. 12 §. 4.
(4) Donat. Vita Virg. 17 §. 67 sgg. Cfr. Serv. ad Ecl. II, 39 ; V. 8.
(5) Vit. Att. 18 §. 5, 6.
(6) Priapeia seu Divers. etc. ; prima nell'edizion romana di Virgilio del 1409 — col commento delio Scioppio (Francoforte 1506 e 1606) — recens, notasque J. Scalig. etc. add. J. A. Wernicke. P. I. Thoruni 1853 — nel Petronio di Buecheler (Berlino 1862).
§ 57. M. Valerio Marziale.
Nacque Marziale a Bilbili nella Spagna ; verso il 40 d. C., a quel che pare Era di famiglia cavalleresca; e rammenta egli stesso il padre Frontone e la madre Flaccida. Venne a Roma verso il 64 d. C., e abbandonando gli studi del foro si détte alla poesia. La quale però non valse a trarlo dalle strettezze. .Ebbe in dono un magro poderetto presso Nomento nell'agro Sabino, e una casetta a Roma. Fu amico a Giovenale, Silio Italico, Valerio Fiacco, Quintiliano, ed altri. Però non nomina mai Tacito , nè mai nomina Stazio, il quale alla sua volta neppur mai nomina lui ; il che non deve certo essere per mero caso, essendo loro vissuti nel-l'istesso tempo, in quel circolo stesso di dotti, ed avendo trattato talvolta soggetti identici. Fu grande adulatore di Domiziano, in cui seppe trovare ogni specie di virtù; ma non troppo in buona fede, a quanto pare (1). Da Tito e da Domiziano impetrò il jus trium liberorum e la dignità di tribuno. Dopo un 34 anni di dimora a Roma, se ne tornò in patria, e vi ebbe da una domina Marcella, sua ammiratrice (2), un podere in dono. Morì colà, pare verso il 102 d. C.
Ai quattordici libri dei suoi epigrammi va innanzi un libro non numerato composto di 33 epigrammi, che posteriormente per via del suo contenuto (trattandosi particolarmente degli spettacoli dati da Tito e da Domiziano ) ebbe a ricevere il titolo di Iiber spectaculorum. Dei veri 14 libri solo i due ultimi lian titolo, Xenia chiamandosi il XIII e Apophoreta il XIV; ed lian poi questo di particolare che contengono per lo più epigrammi nel primitivo senso, iscrizioni cioè di un solo distico, sopra un dato soggetto ; mentre gli altri dodici constano di poesie d' occasione ed argute, per circostanze o per persone. Hanno poi tutti i libri regolarmente in cima una dedica, con un preambolo, talora in prosa ; e ciascun libro