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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO VI.
   ¦ doETi i:PIGuiimiraca.
   § 56. I poeti dell' Antologia.
   La gran quantità di epigrammi, e di brevi poesie considerabili come tali, che per vie diversissime ci è sparsamente arrivata dall' antichità, presto, dopo la rinascenza, si senti la necessità di raccoglierla insieme ed ordinarla. Quindi le raccolte (Catalecta) d Scaligero, di Piteo e d'altri, e finalmente 1' « Antologia » di Pietro Burmanno juriore, in due grossi volumi (Amsterdam 1759 e 1773), nei quali egli prendendo a base le raccolte anteriori, aggiunse molti nuovi materiali; sì togliendo dalle raccolte d'iscrizioni quante di queste potessero, specialmente le sepol-cral1 aver natura e forma epigrammatica, e sì sfruttando ancora il codice Salmasiano (ora a Parigi, n. 10318) rimontante fin verso il VII od Vili secolo, ed altri manoscritti. Riuscì così a fare una raccolta di 1546 epigrammi e la divise in sei libri, secondo il contenuto e il soggetto degli epigrammi, al modo medesimo che si fa nelle raccolte d'iscrizioni, raggruppando, ad esempio, nel Xbro pr:Tio tutto quel che si riferisce a divinità, eroi e simili, e così via via, sino al sesto libro contenente i Carmina Ithyphallica. Il merito del Burmanno nel compiere una sì laboriosa impresa fu di certo grande, ma non è sconoscere cotesto suo merito il dire che meglio avrebbe fatto ad escludere una notevole quantità di componimenti o assai sospetti, o addirittura evidentemente falsificati, o se non altro non ascrivibili all'antichità pagana, bensì all' era del diffuso cristianesimo in Occidente, o proprio al periodo carolingico, o più ancora sino al secolo decimosecondo; come pure avrebbe dovuto lasciar fuori altri componimenti che piuttosto di genere lirico o di elegiaco, _ ovvero anche frammenti di più ampli lavori o epici o didattici, s' avrebbero a dichiarare, anziché epigrammi. Il 1835 H. Meyer a Lipsia ripubblicava la raccolta burmam *ana con poche esclusioni e con qualche aggiunta, però dando una miglior disposizione materiali, ordinandoli cioè per autori e rispettando un po' la crono1^-gia. Recentemente A. Riese ha ripubblicata ancora un'Antologia, ponendo in una prima parte (Lipsia 1869-1870), le poesie provenienti da codici ; e in una seconda parte poi dovrà il Biicheler collocare le « Inscriptiones metriche » (1).
   L' antologia, contenendo poesie di età cosi disparate, offre campo ad utili osservazioni storiche sul moto della lingua, dell' ortografia, come pure fornisce notizie antiquarie di non lieve importanza. Quanto al merito estetico, trattandosi di una raccolta di così diverse fonti, bisogna per forza che vi sia gran disparità, e vi si noti l'ottimo accanto al mediocre ed al pessimo. In complesso riman sempre al di sopra, per più rispetti, 1' antologia greca. Dalla quale la latina ancora si distingue per ciò, che togliendo il predominio al distico, ammette una gran diversità di metri, e dà largo uso all' endecasillabo falecico, al tetrametro trocaico, al trimetro g imbico acatalettico, a ritmi altresì anacreontici, itifallici e via via.
   Noi naturalmente non ci metteremo a enumerare tutti i nomi di poeti epi-gramma^ci romani che ci sia dato rintracciare in qualche maniera, che sarebbe cosa sfinita. Già di Nevio, Ennio, Pacuvio, e Plauto son citati epigrammi, che essi stessi avrebbero composti perchè fossero a loro morte scolpiti sulle lor tombe. Gell'o porta a cielo tre antichi, Porcio Licinio, Q. Lutazio Catulo, L. Valerio Eclituo (2). Furono ancora scrittori d'epigrammi Elvio Cinna, Licinio Calvo, e, come si è già detto altrove; Catullo. Cornelio Nepote loda un L. Giulio Calido, o Calidio (3). Si hanno epigrammi riferiti a parecchi ragguardevoli personaggi, a Cicerone, a Tullio Laurea, a Cesare, ad Augusto, a Mecenate, a Germanico, ad Asinio Gallo Salonino, figlio d'Asinio Politone, che anch' egli deve averne scritti,