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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   452 libro secondo. —¦ parte i. — i poeti.
   imeneo si ha in Marziano Capella (De nupi, pìiilol. IX § 902 seguenti), il quale altresì l'opera sua apre con un'imeneo. Ma, stante la natura già da noi rilevata dell'epitalamio romano e la destinazione sua alla lettura anziché al canto, ei Ani naturalmente a cadere nel descrittivo e nel panegirico. Di che è prova VEpith. Steilce et Violan-tillce di Stazio, servito poi di modello a posteriori poeti. Abbiamo alcuni versi di un ep. dell'imperatore Gallieno, e VAlloeulio sponsalis d un Avito, ed un'altra cosuccia d'ignoto autore, il Cento nuptialìs di Ausonio, e VEpit. Friili di Luooorius. Di maggiore momento sono quelli di Claudiano per Onorio e Maria, e per Palladio e Celerina. Notevoli sono altri ep. di poeti cristiani, come quel di Paolino di Nola per Giuliano, di Sidonio Apollinare per Ruricio e Iberia e per Polemio e Araneola, di Ennodio per Massimo, e di Venanzio Onorio Fortunato per Sigisberto e Brunhilde (585 d. C.). Incerta è l'età di Patrieio, autore di un epit. per Auspicio e Aella che pare ancora di età relativamente buona. Non posteriore dev'essere l'epit. Laurentii, d'ignoto autore (11).
   (1) Vedi Ovid. Trist. II, 441, cfr. Gelli N. A. XIX, 9, dove si legge: Nam Laevius implicata, et Horte nsius invenusta, et Cinna illspicta, et Memmius duva, ac deiucops omnes rudia fecerunt atque absona.
   (2) Ep. I, 16.
   (3) Ep. Ili, I.
   (4) Poet. Lat. venat. e bucol. Hanov. 1613. pag. 157 e seguenti.
   (5) Ep. VI, 15 ; IX, 22.
   (6) Ep. V, 3.
   (7) Epig. VII. 85; XII, 13, 95.
   (8) Geli. N. A. VI, 7; IX, 10; XX, 8.
   (9) FI. Mer. Reliq, ed. Niebh. Bonn, 1824.
   (10) Il Pervigilium Veneris ebbe l'onore di molte edizioni. Fu edito da G. Lipsio , da Pithoeus, da Donsa, da 'Scriverlo, da Sanadon (Parigi 1728), da Orelli (nel suo Fedro), da Lindemann (Lipsia 1852) e da Biichler (Teubner 1859), ed in raccolte generali, ovvero in monografie ad esso relative. Tra le quali notiamo « Do Perv. V. » di Paldamus (Greifs-wald 1830), di Heidtmann (Ibid. 1812), di T. Bergk (Halle 1859). di 01. Jacobi (Lund 1867). Cfr. ancora 0. Miiller « de Annio Floro » (Berlin 1855), e F. C. Gobel, de ephymniorum rationibus (Gotting. 1838).
   (11) Vedi intanto Wernsdorfde vet. Epitalamiorum auctoribus et div. ratione nei suoi Poetse lat. min. IV, 2, 462 seguenti. Cfr. Bàhr, R § 192.